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Convegno a Napoli: rischio cardiovascolare, l’importanza della diagnostica molecolare

23 gennaio 2017



NAPOLI - Le sempre più approfondite conoscenze scientifiche dei meccanismi fisiopatologici, alla base delle patologie cardiovascolari, hanno lanciato la sfida ad individuare biomarcatori che ne possano predire l'insorgenza e monitorare le sequele. E' questo il tema discusso al convegno Health in Progress a Napoli dove si è parlato dell'importanza della diagnostica molecolare nella valutazione del rischio cardiovascolare.

Lo scopo della giornata di studi è stato di fornire al clinico la facoltà di orientarsi facilmente tra le molteplici e nuove possibilità diagnostiche nell'ottica di prevenzione primaria, prevenzione secondaria e farmacogenetica delle patologie cardiovascolari. Tra gli argomenti al centro delle relazioni scientifiche la sfida non vinta alla prevenzione cardiovascolare primaria, i biomarcatori e la diagnostica molecolare nello scompenso cardiaco: l'ipercolesterolemia familiare, la diagnosi genetica, la genetica delle miocardiopatie e pattern di trasmissibilità.

«Il rischio cardiovascolare attualmente non è facile da contrastare efficacemente e precocemente, c'è bisogno, infatti, di mezzi sempre più moderni e sofisticati per identificare il paziente capace di sviluppare il rischio cardiovascolare, l'ictus, l'infarto o morte cardiaca», ha spiegato Pasquale Perrone Filardi, professore associato di cardiologia e direttore della scuola di specializzazione in malattie dell'apparato cardiovascolare presso l'Università Federico II di Napoli. «La moderna caratterizzazione genetica - continua - oggi offre nuove opportunità per identificare persone che non sanno di essere a rischio.  Gli indicatori di infiammazione vascolare e di fibrosi cardiaca, la genetica molecolare delle dislipidemie e il relativo impatto sulla farmacologia nonché la genetica delle cardiomiopatie, rappresentano una nuova arma a disposizione del clinico allo scopo di personalizzare l'approccio terapeutico in pazienti sintomatici e asintomatici, ma con fattori di rischio genetici e non».

Ad aprire la giornata di studi Giovanni Battista Zito, presidente nazionale Arca. Nel suo intervento ha precisato che: «La genetica fino a qualche tempo fa veniva vista come un elemento estraneo all'attività clinica, invece è ben noto da tempo che esiste una letteratura consolidata in merito, che può dare una grande mano a risolvere e dirimere dubbi nella quotidiana attività diagnostica e permettere al medico di individuare strategie terapeutiche. In Campania - ha aggiunto - l'incidenza del rischio cardiovascolare è superiore ad altre ragioni dovute, soprattutto, a condizioni ambientali e stili di vita errati non perfettamente conciliabili con la prevenzione cardiovascolare. Quindi, un intervento coordinato tra società scientifica e con le istituzioni, potrà portare un cambiamento che potrà giovare alla vita dei cittadini campani».

Come prevenire, combattere e abbassare i dati dell'incidenza cardiovascolare?

Lo ha spiegato Marco Varelli specialista in biochimica clinica e direttore del laboratorio di analisi dell’istituto diagnostico Varelli: «Le patologie cardiovascolari, nonostante gli avanzamenti sia in termini di prevenzione e di diagnosi, sono ancora la prima causa di morte nel mondo occidentale. E' sempre più necessario identificare precocemente eventuali patologie e per fortuna oggi esistono strumenti molto sofisticati che vanno in questo senso permettendo la classificazione dei pazienti a rischio. Un'arma in più è di sicuro la diagnostica molecolare. Oggi esistono tantissimi ambiti di genetica cardiologica che oramai sono di quotidiano impiego. L'importante è che i clinici si aggiornino costantemente nella genetica cardiologica, a mio avviso imprescindibile nella pratica clinica».

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