Mercoledi 23 agosto 2017 00:46

Maxiconfisca da 20 milioni di euro a tre prestanome del clan Mallardo
L'indagine condotta a Roma conferma gli elementi raccolti dalla Procura di Napoli grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.

23 febbraio 2017



ROMA - Un patrimonio aziendale e i relativi beni di 5 società con sede nelle province di Roma e Napoli, quote societarie, 74 unità immobiliari - fabbricati, terreni e posti auto - site in Roma e nelle province di Roma, Napoli e Caserta, 15 autoveicoli e rapporti finanziari. Una maxiconfisca per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro è stata eseguita oggi dai militari  del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma nei confronti di Michele Palumbo, classe 1952, Angela Sequino, classe 1977 e Francesco Biagio Russo, classe 1966. I tre soggetti, formalmente imprenditori, erano di fatto prestanome di Feliciano Mallardo, capo dell'omonimo clan attivo nell'area di Giugliano. Le imprese riconducibili ai tre soggetti riciclavano e reimpiegavano i proventi delle attività malavitose del gruppo criminale. Nell'operazione sono coinvolti oltre trenta finanzieri nelle città di Roma, Napoli, Caserta e in provincia di Latina.

Un'indagine lunga quattro anni

La confisca, disposta dal Tribunale di Roma, arriva circa tre anni di distanza da una serie di sequestri eseguiti nei confronti dei tre soggetti, in seguito ad una lunga indagine avviata nel 2013 dal Gico del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma e coordinate dalla locale Dda. Il lavoro degli inquirenti ha confermato le evidenze investigative di precedenti indagini condotte dalla Procura di Napoli, nate grazie alle dichiarazioni di alcuni pentiti che avevano rivelato l’esistenza di una cellula camorristica federata con il noto clan, con ramificazioni estese fino alla Capitale. Le indagini hanno condotto ad una serie di accertamenti patrimoniali – effettuati nei confronti di 94 persone fisiche e giuridiche - che hanno permesso di ricostruire un vero e proprio gruppo imprenditoriale, composto da diverse società attraverso le quali i destinatari della confisca hanno effettuato ingenti investimenti per conto del clan Mallardo.

Due caratteristiche in comune

Nel decreto di esecuzione del provvedimento ablatorio si evidenzia come i tre soggetti abbiano «due caratteristiche in comune», ovvero siano «legati da vincoli di sangue o comunque parentela con tale gruppo criminale» e abbiano «una propria attività imprenditoriale avviata, secondo il metodo indicato da più collaboratori, i quali hanno chiarito come i Mallardo cercassero sempre quali loro interposti fittizi soggetti che avessero una loro ‘credibilità’ imprenditoriale, in modo che risultasse più difficile poterne individuare l’interposizione». Grazie alle dichiarazioni dei pentiti è stato rivelato il cosiddetto “sistema dei mutui”, utilizzato per l’effettuazione degli illeciti investimenti - ingiustificati sotto il profilo economico -, volto a dare loro un’apparente liceità allo scopo di eludere eventuali provvedimenti ablativi.

Un patrimonio enorme

La “holding” dei Mallardo, in tal modo, ha accumulato un enorme patrimonio mobiliare ed immobiliare, del tutto incongruente con i redditi dichiarati dagli interessati. L’odierno provvedimento del tribunale capitolino conferma la solidità dell’impianto accusatorio formulato dalla locale Dda, sia per quanto concerne la qualificata “pericolosità sociale” dei tre proposti - ai quali è già stata applicata la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza (per anni 5 nei confronti di Palumbo e Russo, per anni 2 nei confronti di Sequino), sia in ordine alla manifesta sproporzione tra il patrimonio mobiliare, immobiliare e societario riconducibile ai medesimi e la loro modesta situazione reddituale.

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