Cos’è la “stesa”, il metodo dei giovani camorristi per terrorizzare i rioni




La camorra si regge sulla paura. Sulla reverenza dettata dal timore che porta le persone, anche quelle perbene, a sottostare ai suoi voleri. Per ottenere terrore, i camorristi usano diversi metodi. Uno, che era finito in disuso negli ultimi anni per poi tornare alla ribalta con la nuova generazione di criminali, è la "stesa". E' una pratica vecchia di decenni (si vede addirittura in una scena di "Napoli Violenta", vecchio film del 1975, con la differenza che prima si usavano le mazze) e si riassume in una scorribanda di "guaglioni" nei rioni dove si vuole imporre l'egemonia camorristica. In sella a moto e motorini, i giovani camorristi iniziano a sparare all'impazzata, le raffiche di proiettili schizzano ovunque: contro le saracinesche, nei portoni, nelle finestre, nei lampioni e nei segnali stradali. Serve a diffondere la paura. Si chiama "stesa" proprio per questo, perché chi si trova nei paraggi si stende a terra per evitare di diventare un bersaglio. E' un modo di fare che piace molto alla nuova generazione della camorra, quella dei giovani boss. Negli ultimi tre giorni, se ne sono contate almeno tre, equamente divise tra le varie zone della città. Tutto ciò avviene nonostante l'esercito, il cui intervento ben pochi benefici ha portato. E così, mentre per le strade aumentano le "stese", nei palazzi sembra permanere la stasi. Nessuno prende provvedimenti. Quelli veri, utili a debellare questa nuova generazione di criminali senza scrupoli. Tra i palleggiamenti di responsabilità e gli annunci, non si intravedono soluzioni. Fino a quando, si spera mai, uno di quei proiettili ucciderà un innocente. © Riproduzione riservata