Martedi 26 settembre 2017 19:56

Città della Scienza, parla il custode indagato: «Sono il capro espiatorio»




NAPOLI - «Cercano a tutti i costi un capro espiatorio, ma quella persona che cercano non sono io. Non sono un mostro e non ho rapporti con la criminalità organizzata». Si difende così dalle accuse formulate a suo carico Paolo Cammarota , ex custode di Città della Scienza, indagato per incendio colposo nell'indagine sul rogo che nel marzo 2013 distrusse i capannoni della struttura posti sul lato mare. Secondo quanto riferito da NapoliToday, alla presenza del suo legale, Cammarota, nei cui confronti pende una richiesta di custodia cautelare attualmente al vaglio del Tribunale del Riesame, si è definito «vittima di un accanimento giudiziario» che ha irrimediabilmente sconvolto negli ultimi due anni la sua vita, provandolo del lavoro e della serenità. Quanto all'istanza di arresto formulata dalla Procura, l'ex vigilantes della struttura ritiene del tutto infondata la richiesta, dal momento che «mancano i presupposti di reiterazione del reato, inquinamento delle prove e pericolo di fuga» così come non sarebbe individuabile, secondo il  suo avvocato, alcun collegamento al movente dell'azione dolosa, da rintracciare negli interessi speculativi della camorra sulla zona. Le indagini si concentrarono sull'ex custode già dalle prime ore successive all'incendio, quando le sue dichiarazioni furono messe a confronto con quelle rilasciate dal collega di turno quella sera insieme a Cammarota, e giudicate poco convincenti dagli inquirenti. «Si disse che era improbabile che io non avessi i codici per disattivare il sistema di allarme - conclude l'ex custode - ma io quei codici non li ho mai avuti i sistemi anti intrusione e anti incendio erano fuori uso da almeno due mesi». ©Riproduzione riservata