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Arrestato il gioielliere della “Napoli bene”: aveva favorito la latitanza del boss Lo Russo

24 gennaio 2017

NAPOLI - Favoreggiamento personale con l'aggravante di aver favorito la latitanza del boss della camorra Antonio Lo Russo. Per questa accusa è stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell'imprenditore, gioielliere e titolare del noto marchio di orologi "Calabritto 28", con negozi nella centrale zona Chiaia e Vomero, a Napoli. Il provvedimento è stato emesso su su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.

All'indagato è contestato di avere favorito la latitanza del boss, a sottrarsi alle ricerche ed a eludere le investigazioni dell'autorità, fornendo «assistenza logistica e materiale», quando era ancora a Napoli, prima di trasferirsi a Nizza dove il 15 aprile 2014 fu arrestato.

«L'imprenditore - si legge nella nota della Dda - durante il primo periodo della latitanza di Lo Russo, e sino al suo trasferimento all'estero, avrebbe messo a disposizione di quest'ultimo un'abitazione in zona Chiaia, fornendo anche il vitto, occupandosi di ogni sua esigenza personale tra cui la convocazione e l'accompagnamento di affiliati e della moglie, ed, infine, ospitandolo per un periodo, anche nella sua abitazione».

Le indagini, condotte dal pm Enrica Parascandolo e dall’aggiunto Filippo Beatrice, hanno consentito di ricostruire il periodo che va dal maggio 2010, quando Lo Russo, destinatario di un’ordinanza per associazione camorristica e droga, riuscì a sfuggire alla cattura, all’estate del 2010, epoca in cui fuggì all’estero proseguendo la latitanza fino al 15 aprile 2014, quando venne arrestato a Nizza. A far luce su questo periodo di vuoto è stato innanzitutto lo stesso Antonio Lo Russo, che, all’indomani della sua scelta di collaborare con la giustizia, ha anche indicato le persone che lo hanno aiutato nella sua latitanza.

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