Martedi 12 dicembre 2017 20:40

La Sanità contro la chiusura dell’ospedale San Gennaro, no ai tagli ad oncologia e pronto soccorso




NAPOLI  - Sono circa le 10 del mattino quando il corteo organizzato dalla Rete per il diritto alla salute si lascia alle spalle via San Gennaro dei Poveri. Lì, nel cuore della Sanità, sorge l’omonimo ospedale, finito nel mirino della mannaia della Regione. In attuazione del decreto 49 – sottoscritto nel 2010 da Caldoro – dovrebbe chiudere a breve. Ma i residenti non ne vogliono sapere. Sfilano lungo le strade del quartiere, per l’ennesima manifestazione di protesta. Dopo settimane di lotta, il presidio fisso allestito alle porte della struttura ospedaliera resta popolato. Ci sono attivisti, cittadinanza e, di tanto in tanto, qualche paziente che cerca riparo sotto il gazebo dall’arsura del sole mattutino.

IL COMUNICATO DELLA REGIONE -Il destino del nosocomio non è ancora chiaro. Si respira inquietudine fra la folla che sfila. Chi protesta è arrabbiato, mormora che si tratta di un’ingiustizia. Alcuni attendono di conoscere i programmi di Palazzo Santa Lucia mentre altri, i più pessimisti, temono che – nonostante le rassicurazioni - l’ospedale gli verrà tolto. La Regione, lo scorso  19 ottobre, a seguito dell’incontro fra De Luca e il direttore generale dell’Asl Napoli 1, Elia Abbondante, ha diramato un comunicato. Nel documento si parla di «riorganizzazione e potenziamento» del San Gennaro. In piano prevede la creazione di un punto di primo intervento, oltre al mantenimento di alcuni reparti specialistici del poliambulatorio. Per la gente della Sanità è troppo poco. La Rete chiede di non smobilitare alcun reparto, preservando la vocazione ospedaliera della struttura.

ONCOLOGIA E PRONTO SOCCORSO - La partita più importante è il mantenimento di oncologia. Della divisione dedicata alla cura dei tumori non c’è menzione nel comunicato di Palazzo Santa Lucia. Il reparto, denunciano i manifestanti, è stato dotato solo due anni fa di nuovi macchinari per la fabbricazione di costosi medicinali per le chemioterapie.  Farmaci che devono essere utilizzati a stretto giro di tempo per risultare efficaci. Il trasferimento rappresenterebbe un grave nocumento per chi è affetto da patologie tumorali nell’area della Sanità. Resta poi sul tavolo il problema del pronto soccorso. I manifestanti chiedono che, quando necessario, al primo intervento segua il ricovero.  Le disposizioni della Regione, a riguardo, sono diverse. L’idea dell’ente è di lasciare al San Gennaro un presidio ambulatoriale, escludendo la possibilità di lungodegenza.

IL CASO ANNUNZIATA -Il piano di riorganizzazione delle strutture ospedaliere cittadine non colpisce solo il San Gennaro. Anzi. Un comunicato della Rete sottolinea i tagli allo storico ospedale Annunziata, a Forcella, e per finire è stata ricordata anche la riduzione delle unità operative di salute mentale nella città di Napoli da dieci a cinque. Anche lì il personale sanitario e i residenti si sono schierati contro la mannaia di Palazzo Santa Lucia, chiedendo di rivedere i tagli. Al di là delle razionalizzazioni, resta l’importanza di tali presidi nel tessuto sociale dei quartieri in cui operano. Forcella e la Sanità sono luoghi che attendono inclusione. Le chiusure, invece, rischiano di relegarli in una dimensione parallela, nonostante si trovino proprio lì, a un palmo dal naso dalla normalità.

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