Venerdi 20 ottobre 2017 05:25

Traffico illecito di rifiuti, sequestrate dai carabinieri due cave a Giugliano in Campania




GIUGLIANO IN CAMPANIA (NA) - Dalle prime ore di questa mattina, i militari del comando dei carabinieri per la Tutela dell'Ambiente e della polizia metropolitana di Napoli, in collaborazione con i militari del comando provinciale dei carabinieri del capoluogo campano, stanno dando esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli, su richiesta della Procura distrettuale della Repubblica, della Direzione distrettuale antimafia e dei procuratori aggiunti Giuseppe Borrelli e Filippo Beatrice, nell'ambito di una indagine che ha consentito di raccogliere gravi elementi di reità in ordine all'esistenza nel territorio di Giugliano in Campania, di Quarto e di altre aree limitrofe, di un consolidato sistema, a cui hanno aderito a vario titolo imprenditori e professionisti, dedito alla commissione di una pluralità di reati di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti attraverso la predisposizione di falsi documenti di trasporto e falsi certificati di analisi, e che hanno permesso lo smaltimento illecito in due cave di Giugliano in Campania di oltre 250mila tonnellate di rifiuti, così da garantire un ingiusto profitto di alcuni milioni di euro derivante dal non sopportare i costi dovuti per lo smaltimento dei rifiuti presso i siti autorizzati. L'attività trae origine dalle verifiche effettuale dal nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Caserta in seguito ad un esposto anonimo nel quale veniva denunciata un'attività di raccolta, stoccaggio e commercio di inerti da demolizione che venivano conferiti presso una società di ricomposizioni ambientali, cioè quell'insieme di azioni aventi lo scopo di realizzare un assetto dei luoghi tendente alla salvaguardia dell'ambiente naturale ed alla conservazione della possibilità di riuso del suolo. Le indagini congiunte degli investigatori hanno così permesso di stabilire come presso la cava in realtà venissero smaltiti i rifiuti provenienti da demolizioni di edifici della città e della provincia di Napoli, senza essere sottoposti a processi di separazione, vagliatura e macinazione mediante apposito impianto, peraltro in una zona a rischio idraulico, così come individuata dall'Autorità del bacino nord occidentale della Campania. In tale contesto, appare fondamentale sottolineare come l'area della cava interessata coincida con quella indicata da un collaboratore di giustizia nelle sue dichiarazioni e che quindi le attività illecite in essa realizzate erano già state tempestivamente e compiutamente dimostrate dai militari nel corso dell'attività investigativa. Medesimo traffico di rifiuti è stato ricostruito presso una seconda cava, sempre ubicata nel comune di Giugliano in Campania. In questo caso, le attività hanno permesso di dimostrare come gli indagati miscelassero i rifiuti provenienti dalle demolizioni con la pozzolana prodotta nella cava, rivendendone il miscuglio a un'industria di Caserta, produttrice di laterizi e cemento. I controlli hanno infatti stabilito come i mattoni, destinati all'edilizia civile, presentassero una particolare fragilità, circostanza peraltro emersa in maniera palese anche da alcune conversazioni telefoniche. La pluralità di traffici illeciti ha riguardato anche i lavori di ripulitura dell'alveo di via Cirillo del Comune di Quarto in cui gli indagati hanno smaltito illecitamente i rifiuti speciali non pericolosi sia mediante abbancamento sulle stesse sponde del canale e nei terreni circostanti, con successiva copertura con terreno vegetale, che, in seguito alle piogge, è franato, sia mediante riposizionamento ed occultamento dei rifiuti nella medesima vasca di laminazione dell'alveo ovvero nel luogo da cui erano stati rimossi, con conseguente ostruzione del flusso delle acque. Come emerge dai numerosi e dettagliati elementi, la gestione illegale dei rifiuti avveniva mediante la ricezione e miscelazione illecita dei materiali e la loro provenienza da varie imprese senza essere abilitati a riceverli, condotte cui si affiancavano: irregolarità sistematiche nella tenuta dei registri di carico e scarico e nelle attività di trasporto, l'assenza di macchinari necessari, la mancanza di valide e puntuali analisi e accertamenti chimici sui rifiuti, la miscelazione di rifiuti non pericolosi e l'esistenza di irregolarità nella redazione dei formulari. Le allarmanti modalità, le circostanze adottate e la gravità delle condotte hanno pertanto evidenziato un concreto danno per l'ambiente. Alla luce degli elementi emersi nel corso delle indagini, in cui risultano complessivamente indagate 39 persone, l'Autorità Giudiziaria ha emesso una serie di provvedimenti di custodia cautelare in regime di arresti domiciliari. © Riproduzione riservata