Martedi 22 agosto 2017 22:34

Ludopatia e usura, giocatore compulsivo di Portici racconta la sua storia: «Giocavo anche 500 euro al giorno»

26 febbraio 2017



PORTICI (NA) - Giocava anche 500 euro al giorno, schiavo della ludopatia che per 20 anni lo ha tenuto prigioniero. Oggi quelle catene le sta spezzando grazie ad un percorso di recupero e si definisce «un uomo sereno che finalmente ha ripreso la vita in mano». E' la storia di Paolo (nome di fantasia) giocatore compulsivo in recupero, che ha raccontato il suo dramma al termine dello spettacolo sul gioco d'azzardo della compagnia itineraria "Gran casinò" al teatro don Peppe Diana a Portici, in provincia di Napoli.

L'iniziativa a cura del centro di ascolto antiusura "don Pino Puglisi" ha visto la partecipazione di cinque scuole superiori del territorio (Flacco, Levi, Enriquez, Silvestri e Nitti) premiate per il miglior tema redatto sulla ludopatia.

La storia di Paolo

Sin dalla giovane età, appena 16enne, ha iniziato a spendere la metà dello stipendio nelle macchinette mangiasoldi e di lì a poco, come risucchiato in un vortice, non è riuscito ad uscirne. I problemi si sono manifestati con l'apertura di un'attività di autolavaggio, gestita in società col fratello, che dopo i successi iniziali è andata a rotoli a causa di indebitamenti per gioco, problemi con banche e finanziarie e fitti non pagati. La vita familiare ne ha iniziato a risentirne: le lunghe ore lontano da casa, davanti alle videolottery, sono state celate alla moglie come assenze dovute a motivi di lavoro mentre luce e gas venivano staccati per le bollette inevase. «Non giocavo più per vincere ma per placare la sete di adrenalina e nel 2012 arrivai a giocare fino a 500 euro al giorno». Quel ritmo economico si era rivelato insostenibile e Paolo, per saldare i debiti di lavoro, ha fatto ricorso agli usurai perché protestato. Neanche la malattia improvvisa di un familiare, le richieste di pagamento pressanti a cui non può fare fronte, lo spingono a smettere una volta e per tutte: le macchinette continuano a ingoiare i suoi soldi fino al punto che perde 8mila euro in un paio d'ore.

A marzo di tre anni fa, alla moglie ha raccontato la verità e lei sembrava deciso a lasciarlo, ma la svolta per Paolo arriva subito rivolgendosi ad un suo collega di lavoro che, in precedenza, gli aveva parlato di un'associazione che aiuta i giocatori anonimi ad uscirne fuori. Questa volta niente indugi, Paolo accetta di farsi accompagnare e inizia un percorso di recupero. «Quel giorno c'erano le elezioni dei servitori e poco ne capivo ma vedere tanti giocatori come me sorridere, mi ha trasmesso serenità. Ho ripreso la mia vita in mano e le uniche emozioni che cerco sono i sorrisi di mia moglie e dei miei figli».

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