Domenica 19 novembre 2017 01:11

I genitori di Daniele De Santis passano all’attacco: «Sentenza decisa dai media, nostro figlio fu linciato»




ROMA - «Una condanna esclusivamente mediatica e simbolica già decisa molto prima dell'inizio del processo. Una sentenza a dispetto di qualsiasi prova e di qualsiasi logica, data di prepotenza in quanto obbligata mediaticamente». In una lettera aperta inviata all'Ansa i genitori di Daniele De Santis, l'ultrà romanista condannato a 26 anni per l'omicidio di Ciro Esposito, parlano per la prima volta dall'inizio della vicenda ed esprimono tutto il loro disappunto per la sentenza. «Vi siete mai chiesti che peso abbia il pregiudizio e la facilità con la quale viene strumentalizzato? Vi siete mai chiesti che influenza abbia avuto ascoltare perennemente una versione soltanto, urlata da tutti megafoni mediatici esistenti? Noi a prescindere da torti o ragioni, abbiamo sempre rispettato il dolore altrui, non intraprendendo né raccogliendo mai battaglie mediatiche; in silenzio riponevamo fiducia solo nelle indagini, ritenendo che replicare non fosse importante, che fosse importante solo aspettare e occuparci delle condizioni gravissime di Daniele che, dopo più di due anni, è ancora lì immobile su una barella con una intelaiatura d' acciaio alla gamba, cercando di salvare il resto dall'amputazione, in quanto appena tre mesi fa gli sono già stati amputati 15 cm di osso necrotico». Per i genitori di De Santis non ci sono dubbi, quel maledetto 3 maggio, in viale Tor di Quinto, il loro figlio fu vittima di un linciaggio definito vergognoso, come vergognoso - sostengono sempre, senza mezzi termini, i genitori - il tentativo di occultare le otto coltellate ricevute:  «Incredibile vedere come il tentato omicidio di Daniele a coltellate e sprangate venga omesso con naturalezza e sfacciataggine». «Inseguire fin dentro casa, aggredire e massacrare un uomo in fuga non può di certo essere spacciato per una difesa - si legge ancora - Il Racis e i periti sono gli unici organi investigativi che hanno fornito le sole prove reali che indicano i modi e i tempi dell'aggressione a Daniele dimostrando nella loro perizia che tutto ciò che è successo, é accaduto dopo che Daniele è stato aggredito dall'orda, dopo aver tentato in tutti i modi una fuga disperata cercando la salvezza al di là del cancello di casa sua. È inconcepibile che l'accertamento di tali autorità non abbia fermato questa condanna». © Riproduzione riservata