Domenica 20 agosto 2017 00:23

Napoli non è la capitale dell’omertà, si denuncia più che al nord

27 gennaio 2017



NAPOLI - L'omertà non è solo un problema del Mezzogiorno. Lo dimostra la ricerca condotta dall'istituto Suor Orsola Benincasa, dalla fondazione Polis e dal centro Res Incorrupta. Lo studio analizza i dati Istat sugli autori di reato scoperti al Nord, al Centro e al Sud come indicatore di omertà e l'analisi delle risposte a mille interviste svolte tra i napoletani tra giugno e dicembre 2016. Dalla ricerca emerge che si denuncia di più al Sud, anche per quanto riguarda i reati commessi dalla criminalità organizzata, anche grazie alle reti associative presenti sul territorio. Nel 2014 nel Mezzogiorno sono stati scoperti il 46,4 percento di autori di reato, al Centro il 21 per cento e al Nord il 33,3 percento. La ricerca, in ogni caso, rivela quanto sia difficile la lotta alla criminalità organizzata quando si tratta di omicidi Nel 2014 i killer dei clan hanno sparato 45 volte al Sud ma solo 5 volte sono stati scoperti.

Di chi è la colpa?

In base alle risposte alle interviste emerge che «chi non denuncia secondo i napoletani intervistati, non lo fa o per paura di ritorsioni (per quasi il 48 per cento) o perché ritiene inefficaci le misure di contrasto al crimine messe in campo dallo Stato (46 per cento). Non c'è, secondo gli intervistati, una cultura dell'agire in modo informale (come risponde circa il 6 per cento), ma solo un calcolo razionale di costi e benefici delle proprie azioni. Quasi per la metà del campione il motivo principale che spinge a non denunciare è che la denuncia è troppo pericolosa». Secondo la maggioranza degli intervistati la camorra non avrebbe grande influenza sulle difficoltà economiche e sociali del Mezzogiorno. Il responsabile principale dell'arretratezza del Sud sarebbero gli enti pubblici. La camorra non raggiunge il 10 percento di indicazioni da parte dei napoletani mentre l'inadeguatezza dello Stato sfiora il 75 percento e l'incapacità dei cittadini tocca il 16 percento.

La disoccupazione ingrossa i clan

Dallo studio emerge che «l'intervento delle forze dell'ordine è giudicato insufficiente, la votazione media è di 5,49, come quello della magistratura che riporta una votazione di 5,33». Sulle ragioni dell'omertà viene fuori che napoletani non parlano, quando non parlano, non perché condividono le regole della camorra, ma perché ne sono terrorizzati. Come si risolve il problema della criminalità organizzata? Il lavoro è la panacea secondo la maggioranza degli intervistati. Quasi il 33 per cento degli intervistati indica la disoccupazione come la ragione principale delle affiliazioni ai gruppi criminali.

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