Mercoledi 20 settembre 2017 13:16

Bufera nel Pd in Campania: appalti per favorire i Casalesi, indagato il presidente Stefano Graziano




NAPOLI - E' bufera nel Pd in Campania. Il presidente Stefano Graziano, che è anche consigliere regionale, è indagato per concorso esterno in associazione camorristica nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Napoli che ha portato in carcere per presunte tangenti nove persone tra imprenditori, funzionari comunali, "faccendieri" e l'ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere, in carica fino al novembre scorso, per aver favorito il clan dei Casalesi nella gara d'appalto per i lavori di consolidamento e riqualificazione in polo della cultura e della legalità di Palazzo Teti Maffuccini, storico immobile ubicato a Santa Maria Capua Vetere in via Roberto D’Angiò, confiscato anni fa al padre dell'ex primo cittadino ed ex vice-sindaco della città sammaritana. Dalle indagini della Guardia di Finanza del nucleo di polizia tributaria di Napoli e dei carabinieri del nucleo investigativo di Caserta è emersa un'intercettazione risalente al 15 novembre 2014 dove si sente discutere l'ex sindaco con un imprenditore della ristorazione, ritenuto dagli inquirenti l'anello di congiunzione tra la politica e il clan guidato dal boss Michele Zagaria, su «imprenditori favoriti da piazzare». E qui spunta il nome di Graziano che per i pm avrebbe ricevuto appoggio alle elezioni regionali dello scorso anno dalla cosca ponendosi «come punto di riferimento politico e amministrativo» del clan essendosi attivato per favorire il finanziamento dei lavori di Palazzo Teti. In particolare, per gli inquirenti, il presidente del Pd campano avrebbe agito per scongiurare che si perdesse il finanziamento facendolo trasferire in un diverso capitolato di spesa. Dagli elementi raccolti sarebbe emerso il versamento all'ex sindaco, al suo funzionario e al componente della commissione di gara, di una tangente di 100mila euro da parte dei due imprenditori finiti ai domiciliari e rappresentanti legali di due società: una responsabile della progettazione dei lavori relativi a Palazzo Teti, l'altra aggiudicataria dell'opera da oltre due milioni di euro. Dalle indagini degli investigatori è emerso, inoltre, che la mazzetta sarebbe stata "mascherata" grazie a una serie di fatture false necessaria a raccogliere la "provvista" emessa da società facenti capo ad altri due indagati arrestati. Con l'ex primo cittadino di Santa Maria Capua Vetere, salgono a tre i sindaci del casertano ad essere finiti di recente in carcere per presunti legami con il clan Zagaria, ovvero l'ex sindaco del capoluogo Caserta, arrestato nel giugno 2015 (ora scarcerato e in attesa di avviso di chiusura indagini) e l'ex primo cittadino di Trentola Ducenta. Le infiltrazioni del clan Zagaria sono state poi accertate anche all'ospedale di Caserta, che per tale motivo è tuttora commissariato. La tegola giudiziaria abbattutasi su Stefano Graziano ha scatenato una vera e propria bufera politica sul Partito democratico, con il Movimento 5 Stelle all'attacco: «E' Gomorra del Pd in Campania», scrive Valeria Ciarambino sul blog di Beppe Grillo e il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, che ricorda l'incarico di consulenza di Graziano a Palazzo Chigi e scrive: «Vi prego: liberiamo l'Italia». «Totale e incondizionata fiducia nel lavoro della magistratura», viene espressa dal vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, ma dagli Stati Uniti il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, tuona: «Mentre ascolto e incontro tanti imprenditori italo-americani con voglia di fare e onesti giovani in fuga dall'Italia, da Roma arrivano notizie di altri arresti e indagati a carico del partito al governo per reati gravissimi e collusione con la criminalità organizzata. Che tristezza». © Riproduzione riservata