Martedi 19 settembre 2017 17:19

Rilancio Bagnoli, Prezioso: «Occorrono iniziative choc»
Per Prezioso il problema di Napoli e della Campania è la cultura individualista. «Se ciascuno rinunciasse ad una piccola parte del proprio interesse a vantaggio di un più ampio interesse collettivo, la città allora decollerà realmente»

27 aprile 2017



NAPOLI - «Per rilanciare Bagnoli occorrono iniziative choc». A dirlo è Ambrogio Prezioso, presidente dell'Unione degli industriali di Napoli, in occasione del convegno "Le vie dello sviluppo", organizzato a Città della scienza, in occasione del centenario dell'associazione di categoria partenopea.

In risposta a quanto dichiarato dal ministro De Vincenti, Prezioso è convinto che per creare infrastrutture, reti energetiche e logistiche a Bagnoli occorrono iniziative hard. «Proveremo a trovare l'anello di congiunzione tra questi due tipi di iniziative e a fare una pianificazione strategica proprio a Bagnoli, dopo Naplest e Pompei, dopo una verifica dello stato dell'arte infrastrutturale. Operare nei Sin (Siti di interesse nazionale) è sempre complicato». «Abbiamo avviato i festeggiamenti per il centenario con la prima tappa nella nuova sede dell'università di Napoli Federico II, a San Giovanni a Teduccio, zona orientale della città che è un altro Sin - continua - Oggi siamo a Bagnoli, per parlare di infrastrutture».

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«Le "vie dello sviluppo" presuppongono una realtà in evoluzione - prosegue Prezioso - Chiediamoci allora: a Napoli, in Campania, qualcosa si muove? Se si guardano i flussi turistici, in costante crescita, e le imprese create da giovani, realtà consolidate e in crescita, in comparti tradizionali del made in Italy, diremmo di si. Tuttavia la vera domanda è: può bastare? Possiamo essere soddisfatti di qualche progresso compiuto, incluso il superamento dell’emergenza rifiuti in attesa di soluzioni definitive? La risposta è che "si deve fare di più". Questa città attende da decenni interventi di trasformazione che potrebbero farla decollare. C’è da chiedersi, allora: perché una città con potenzialità straordinarie resta tra le capitali della disoccupazione della Penisola? È un problema italiano? No. Altrove si realizzano grandi opere e si progetta in grande. Milano e dintorni, in questi anni, costituiscono l’esempio più autorevole. Con l’Expo, che a conclusione genera la feconda eredità del Parco della scienza, del sapere e dell'innovazione. Con il campus che farà traslocare le facoltà scientifiche dell'università Statale a Rho-Pero, sede del più importante quartiere fieristico italiano. Milano potrà essere scelta anche per ospitare l’Ema, l’agenzia europea del farmaco, con flussi previsti fino a 100 mila visitatori all’anno. Per non parlare di City Life, il progetto di riqualificazione della vecchia Fiera. Con il complesso di Porta Nuova firmato da Gae Aulenti per la piazza, da Cesar Pelli per la Torre Unicredit, da Stefano Boeri per il Bosco Verticale. È tutto un susseguirsi di iniziative che hanno già cambiato fisionomia e prospettive della città, rilanciata come polo dell’innovazione europea».

«Napoli non è Milano, ma è la capitale del Mezzogiorno d’Italia»

«Deve avere una sua vision e si può dare sostanza alla vision solo attivando progetti, che da sempre purtroppo stentano a partire. Ha pesato una cultura individualista. Le questioni in gioco sono troppe e troppo complesse per poterle affrontare attraverso singole progettualità. Bisogna mettersi in gioco rinunciando ciascuno ad una piccola parte del proprio interesse immediato e particolare, a vantaggio di un più ampio interesse collettivo. Occorre il dialogo tra istituzioni, ma anche quello tra istituzioni e soggetti privati. La partnership pubblico-privato è essenziale per centrare l’obiettivo. Se si attiva un meccanismo del genere, la disponibilità di risorse non costituirà alcun problema. Attireremo capitali endogeni ed esogeni, da altre aree d’Italia e dall’estero, sia per la manifattura che per il turismo e l’industria culturale».

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