Lunedi 11 dicembre 2017 02:59

I funerali di Gerardo Marotta, l’ultimo saluto di Napoli all’Avvocato




NAPOLI - Commozione e speranza, ricordo e rabbia. Sentimenti contrapposti, coagulati nella stessa sala. C'è tanta gente ai funerali laici di Gerardo Marotta, celebrati nella sala di Palazzo Serra di Cassano, sede dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, di cui l'Avvocato è stato presidente e anima per quasi 42 anni. La scomparsa del fondatore legata a doppio filo con il futuro dell'Istituto e dei 300mila volumi impacchettati, che attendono una sistemazione. «Gerardo Marotta è vivo», ripete il figlio Massimiliano. Quasi urla. «Mio padre si è preso cura della città. L'istituto appartiene alla vostra identità, dovete lottare per tenerlo in vitaà È il presidio più alto contro la criminalità. Pretendete la biblioteca e lottate perché questo istituto ospiti l'avvocato Gerardo Marotta». L'intellettuale, prima di morire, ha chiesto di custodire le sue ceneri sotto lo stemma di Palazzo Serra di Cassano.

Ad ascoltare il discorso di Massimiliano Marotta ci sono i politici, in rappresentanza di una classe che negli ultimi 15 anni ha fatto poco o niente per tenere in vita l'istituto per gli Studi Filosofici. Lo conferma un messaggio dell'avvocato, letto dal giurista Alessandro Marotta, in cui si parla dei «continui ostacoli, di burocrazia e politici», allo sviluppo dell'Istituto. Le parole del figlio sono un monito soprattutto per loro. Il sindaco de Magistris, l'assessore alla Cultura Daniele, il presidente della Regione De Luca ascoltano con attenzione. Sul palchetto si avvicendano il presidente emerito della Corte Costituzionale Francesco Paolo Casavola, Massimiliano Marotta, gli intellettuali Gianni Ferrara e Nuccio Ordine, il procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti. L'unica assenza, che fa rumore, è quella di Antonio Gargano, l'unico che preferisce non prendere la parola. Lo storico braccio destro di Marotta decide di restare in silenzio.

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