Martedi 24 aprile 2018 18:01

Napoli, inaugurazione anno giudiziario. In aumento le prescrizioni




NAPOLI - Preoccupanti i dati emersi questa mattina a Castel Capuano in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. Nella relazione del presidente della Corte d'Appello di Napoli, Giuseppe De Carolis di Prossedi, ha evidenziato diverse criticità, partendo dal numero di processi prescritti (4307 rispetto ai 4233 di un anno fa), passando per le statistiche del tribunale dei minori sottolineate dal presidente Patrizia Esposito(13 procedimenti iscritti per omicidio, 34 per estorsione, 10 per associazione camorristica e 405 per reati collegati allo spaccio di droga), finendo con il calo delle intercettazioni e l'atavico problema della carenza del personale.

Protesta del personale giudiziario

Caos in aula durante l'intervento del rappresentante del Ministero della Giustizia con la protesta del personale amministrativo. Vuote le sedie dei cancellieri e dipendenti giudiziari mentre due persone hanno mostrato un cartello con la scritta "La giustizia è morta": «La nostra professionalità è stata svenduta - lamentano i due - abbiamo una laurea e ci ritroviamo a lavorare con gente non qualificata».

Problema migranti

Il presidente De Carolis si è soffermato anche sulla questione migranti: «L'incremento delle procedure in materia di riconoscimento della protezione internazionale è strettamente collegato al drammatico aumento dei flussi migratori provenienti dall'Africa e dall'Asia, considerato che tra le procedure in questione vi sono le opposizioni avverso le decisioni delle Commissioni territoriali per i rifugiati politici di competenza del tribunale ordinario del capoluogo del distretto della Corte d'Appello».

Come riporta Askanews, secondo De Carolis: «tali procedure devono ritenersi assolutamente prioritarie considerato che, finchè non interviene un provvedimento giudiziario definitivo che accerti il diritto o meno dei richiedenti a ottenere lo status di rifugiato, questi ultimi rimangono in una specie di limbo perché non possono nè ottenere il permesso di soggiorno per lavorare in Italia  nè essere espulsi».

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