Venerdi 18 agosto 2017 12:42

In ospedale da due anni perchè manca l’assistenza domiciliare, Giuseppe torna a casa ma solo per 30 giorni




NAPOLI - Da due anni vive rinchiuso in una stanza dell'ospedale Bambin Gesù di Roma, attaccato a macchinari senza i quali non potrebbe alimentarsi nè respirare autonomamente. È la storia di Giuseppe, un bambino di 5 anni residente in provincia di Napoli, la cui vita è stata improvvisamente stravolta da un incidente stradale avvenuto due anni fa a Formia che ha reso il piccolo tetraplegico. Da allora per Giuseppe e la sua famiglia è iniziato un lungo calvario che ha visto i genitori del piccolo battersi strenuamente per ottenere dalla Asl competente assistenza domiciliare sulle 24 ore, così da consentire il rientro a casa del piccolo Giuseppe. Le difficili condizioni di salute del bambino, che deve essere girato ogni ora per evitare la formazione di piaghe da decubito, lavato e assistito nella pulizia delle canule del ventilatore per impedire che un ristagno di muchi possa soffocarlo, si sono rese ancora più gravose in concomitanza con la seconda gravidanza di mamma Melania, impossibilitata in questi giorni ad assistere Giuseppe perchè ricoverata al Policlinico di Napoli in seguito ad alcune complicazioni. La decisione dell'Asl, giunta dopo giorni di attesa, ha però il sapore della beffa, come commenta apertamente il papà del bambino, Luca: «Ci hanno voluto dare un contentino – dice – e se non fosse intervenuto il governatore De Luca non avremmo avuto neanche questo». Il provvedimento infatti accoglie la richiesta di assistenza domiciliare sulle 24 ore, ma solo fino al 30esimo giorno successivo al parto di mamma Melania. Dopodichè la commissione dovrà riunirsi e decidere nuovamente sul caso. «Appena ho ricevuto il provvedimento, d’impulso ho postato un ringraziamento su Facebook - continua il papà di Giuseppe - Credevo di avercela fatta. Poi ho letto e sono rimasto atterrito». «Vorrei che chi ci ha firmato questo provvedimento venisse a vivere con noi almeno un paio di giorni. Forse capirebbe meglio di quale assistenza ha bisogno un bimbo nelle condizioni di mio figlio», prosegue Luca, avvocato penalista, che in questi giorni sta cercando di sostituire la moglie nel difficile compito di assistere giorno e notte il figlio Giuseppe, bloccato nel suo letto d'ospedale e incapace di chiedere aiuto. «Con questo provvedimento l’Asl vuole lavarsi la coscienza - dice a chiare lettere il papà del bimbo - Io voglio poter dire "noi abbiamo fatto il possibile", non stiamo chiedendo eccezioni alla regola, non vogliamo che ci venga regalato nulla: vogliamo solo ciò che ci spetta di diritto. Altrimenti abbiano il coraggio di dirci che per nostro figlio, e per tutti coloro che si trovano nelle sue condizioni, lo stato non garantisce assistenza». «L’ultima volta che ho visto Giuseppe – conclude il papà – l’ho salutato dicendogli "papà ti riporta a casa", lui ha iniziato a sbattere le ciglia come per dirmi si, con tutta la forza che ha potuto». Una promessa che, stando al provvedimento adottato dall'Asl, rischia di realizzarsi soltanto in parte e per un periodo di tempo limitato: proprio per questo è stata avviata una petizione online che in poche ore ha registrato tantissime adesioni, volte a garantire al piccolo Giuseppe il diritto di tornare nella sua cameretta, messa a nuovo dai genitori, e di ricevere tra le mura domestiche tutte le cure di cui necessita. © Riproduzione riservata