Sparatoria a Fuorigrotta, l’estorsore: «Ho aperto il fuoco, ma non volevo uccidere»




NAPOLI - Si è svolto nella notte fra sabato e domenica l'interrogatorio condotto dai Pm, Francesco De Falco e Maurizio De Marco, alla presenza del procuratore aggiunto, Filippo Beatrice, a carico di Raffaele Rende, l'uomo accusato di aver sparato alla nuca e ridotto in gravissime condizioni un poliziotto in borghese lo scorso giovedì notte. L'esattore degli «amici di Fuorigrotta», come li definisce lui stesso durante l'interrogatorio coi due pm che coordinano le indagini, è accusato di duplice tentato omicidio e tentata estorsione aggravata ai danni di un'attività del quartiere di Fuorigrotta. «Sì, d’accordo ero armato, ma non potevo fare diversamente. Dovevo essere armato, perché era per noi la seconda bussata di porte (richiesta di tangente, ndr), quelli dovevano capire...» ammette l'imputato, secondo quanto riportato da Il Mattino, assistito da un avvocato d'ufficio, che ha conferito nel fine settimana coi pubblici ministeri, davanti ai quali ha tentato di ricostruire quello che è avvenuto in Via Leopardi durante quel giovedì notte maledetto. «Ero andato per riscuotere, era la seconda volta dopo il 22 settembre, quelli avevano aperto il negozio e dovevano mettersi a posto con noi, con gli amici di Fuorigrotta - spiega Rende che, senza remore, ammette - Dovevo essere convincente. Ho impugnato l’arma, sono entrato in auto con la pistola in pugno, tanto che devo aver impressionato quelli che mi stavano aspettando. Ho capito che erano armati, pensavo fossero dipendenti del negozio armati e ho capito che ero finito in trappola. Così ho sparato. Ho perso il controllo, sì ho perso il controllo, ma non volevo uccidere, mi sono sentito in trappola e ho fatto un guaio grosso». ©Riproduzione riservata