Domenica 20 agosto 2017 02:28

Finti progetti finanziati dalla Camera di Commercio di Napoli: maxi-truffa da 1,5 milioni di euro




NAPOLI - Prendevano fondi pubblici elargiti dalla Camera di Commercio di Napoli, li giustificavano con falsi rendiconti ma non attuavano alcun progetto. Questa è la sostanza della bufera che in queste ore sta colpendo l'ente della città di Napoli, un grosso tentativo di truffa che ha portato ad un maxisequestro di beni mobili e immobili, per un ammontare di circa 1,5 milioni di euro, da parte della Guardia di Finanza. Otto le persone fisiche e due quelle giuridiche coinvolte nello scandalo. Fra le prime figurano l'ex-presidente della Camera di Commercio di Napoli, Maurizio Maddaloni, il presidente Confcommercio di Napoli, Pietro Russo, e un membro della giunta della Cdc, Vincenzo Longobardi. A dare inizio agli accertamenti che hanno portato al sequestro è stato il lavoro delle Fiamme Gialle su delega della Procura Regionale della Corte dei Conti per la Campania. In sostanza, da quanto emerge dal verbale redatto dalla Guardia di Finanza, sarebbero sessanta i 'finti progetti' a cui ha fatto capo l'inchiesta. I truffatori attingevano da grossa fetta di contributi pubblici «che, annualmente, l’Ente di piazza Bovio assegna a beneficio di numerose associazioni di categoria, per lo svolgimento di attività progettuali ed eventi di promozione della realtà socio-economica partenopea». Queste le parole utilizzate nel verbale delle Fiamme Gialle, che spiega anche come una grossa parte di questi progetti messi in atto dalle associazioni «di fatto non è stato materialmente realizzato e che è totalmente fittizia la relativa documentazione di rendiconto, costituita da attestazioni di prestazioni occasionali, fatture ed altri documenti». Ma come è possibile che nessuno sapesse niente? Una domanda che trova immediata risposta nei fatti. A quanto pare, infatti, questi fondi «pur essendo formalmente assegnati dalla Camera di Commercio per lo svolgimento di corsi di formazione o finanche per l’organizzazione di iniziative di natura benefica, sono stati dirottati e veicolati verso società di proprietà o riconducibili ai soggetti che si sono resi responsabili del danno erariale». Il sistema messo su è riuscito quindi «ad attecchire e a svilupparsi approfittando dell’assoluta assenza dei controlli svolti dalle competenti strutture o, addirittura, della consapevole complicità di alcuni infedeli dipendenti camerali». ©Riproduzione riservata