Sabato 25 novembre 2017 12:24

Sanità a Napoli, al Pascale oltre mille pazienti sono trattati con l’immuno-oncologia
L'immuno-oncologia ha raddoppiato la sopravvivenza rispetto allo standard di cura. L'ospedale Pascale sempre più eccellenza della sanità a Napoli

30 novembre 2016



NAPOLI - In 10 anni, dal 2006 a oggi, all'Istituto "Pascale" di Napoli sono stati trattati con l'immuno-oncologia ben 1.050 pazienti colpiti dal cancro: 500 nella pratica clinica quotidiana e 550 nel corso di sperimentazioni. Questa esperienza, maturata con la nuova arma che stimola il sistema immunitario contro la malattia, ha reso il centro partenopeo uno dei più importanti al mondo nella cura dei tumori. E' su questi risultati che si è aperto a Napoli il convegno internazionale "Melanoma Bridge" dove si sono confrontati 200 esperti: un ponte della ricerca che non si ferma al melanoma ma si allarga ad altre neoplasie come quelle del polmone, del rene, della vescica e della testa-collo.

«Dopo le prime due "ondate" rappresentate dalla chemioterapia e dalle terapie mirate - ha spiegato Paolo Ascierto, direttore dell'Unità di oncologia melanoma, immunoterapia oncologica e terapie innovative del Pascale e presidente della Fondazione melanoma, che ha organizzato il convegno - stiamo assistendo a un vero e proprio "tsunami" nel trattamento del cancro vista la progressiva estensione dell'efficacia dell'immuno-oncologia».

Nel 2016 in Italia sono stimati 41mila nuovi casi di tumore del polmone (3.400 in Campania): una molecola immuno-oncologica innovativa, nivolumab, ha quasi raddoppiato la sopravvivenza a un anno rispetto allo standard di cura nella forma non a piccole cellule squamosa (42% rispetto al 24%). E pembrolizumab ha dimostrato di essere efficace in prima linea, quindi al momento della diagnosi, anche nell'istologia non squamosa, che rappresenta la grande maggioranza dei pazienti. Fino a oggi nel carcinoma renale (11.400 nuovi casi stimati in Italia nel 2016) il tasso di sopravvivenza a un quinquennio, nella fase metastatica, non aveva mai superato il 12%. Ora, il 34% dei pazienti trattati con l'immuno-oncologia è invece vivo a 5 anni.

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