Sabato 25 novembre 2017 12:25

Saraghi gommosi, è colpa della loro nuova dieta: un’alga che brucia i grassi




NAPOLI - E' stato per anni il re tra le specie ittiche, il re del golfo di Napoli e di piatti prelibati nei migliori ristoranti, ma ora è costretto ad abdicare. E' il sarago che da parecchi anni, di preciso dal 2004, è sempre più il protagonista assoluto di un fenomeno che ha reso le sue carni stoppose e gommose. Il fatto che il sarago verace sia spiacevole al palato e che sappia di "cartone" non è del tutto nuovo a chef e consumatori ma quello che ci si chiede è il motivo per il quale il fenomeno in dieci anni è aumentato sempre più passando da un rapporto di uno a dieci a circa il 70 per cento del pescato. Si è addirittura ipotizzato ad una mutazione genetica del pesce legata a questioni di inquinamento o di riscaldamento delle acque ma a quanto pare nessuna di questa teoria è giusta. Il motivo, secondo uno studio del dipartimento di Veterinaria della Federico II e secondo quanto sostenuto anche da Roberto Danovaro, presidente della Stazione zoologica Anton Dohrn, va ricercato nel nuovo regime alimentare del sarago che da 10 anni a questa parte va ghiotto di un'alga, la Caulerpa, che sprigiona dei composti, in essa contenuti, che vanno ad accumularsi nei tessuti del pesce eliminando ogni forma di grassi. «In sostanza - spiega Danovaro - i saraghi hanno cambiato la loro dieta nutrendosi principalmente di questa alga invasiva che brucia i grassi del pesce, per intenderci gli Omega 3, rendendo quindi la carne stopposa una volta cucinata che, di sicuro, non è piacevole al palato, in quanto gommosa, ma è da dire anche che non è dannosa alla salute umana». Così il sarago, da re indiscusso tra i piatti tipici della cucina di mare, il cui costo è stato dimezzato da 30 a 15 euro, è costretto ad abdicare a causa della sua ghiottoneria, un'alga che gli brucia i grassi ma che non nuoce nè alla sua salute nè a quella dell'uomo. D'altro canto per far fronte al fenomeno la Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli non se ne sta con le mani in mano tanto che per il prossimo settembre invierà al Ministero della Ricerca un progetto incentrato sull'alimentazione e salute dei pesci, una sorta di slow fish che studia l'effetto dell'alimentazione umana da organismi marini così da garantire ai consumatori il diritto a vivere i prodotti ittici in totale serenità. © Riproduzione riservata