Martedi 22 agosto 2017 09:11

A Napoli sociologi europei a confronto su “Memorie e futuro”




NAPOLI -  Gli effetti delle migrazioni in Europa e i nuovi paesaggi urbani, la tecnologia e le innovazione nella vita quotidiana, dal racconto delle nostre memorie alle aspettative dei giovani: sono questi i temi degli "stati generali" della sociologia europea organizzati dalla European sociological association (Associazione sociologica europea) presieduta da Carmen Leccardi, e dall’Associazione italiana di sociologia ospitati a Napoli il  4 e 5 giugno dal dipartimento di Scienze politiche dell’Università “Federico II” in collaborazione con il dipartimento di Scienze Sociali dello stesso ateneo. Un convegno dal titolo “From memories to the future. Collective memories and horizons of expectations in contemporary Europe” a cui  parteciperanno oltre 50 tra i massimi studiosi dai maggiori atenei continentali accolti da Paolo Jedlowski e Carmen Leccardi, due tra i più accreditati rappresentanti della sociologia italiana che negli ultimi trent’anni si è occupata della memoria e del futuro. Un contributo alla discussione arriva anche dal regista premio Oscar Paolo Sorrentino che al tema della "memoria" e al rapporto tra le generazioni ha dedicato il suo ultimo film “Youth” e che il 5 giugno riceverà la laurea ad honorem dalla Federico II, nel  giorno dei festeggiamenti per il  compleanno dell’ateneo, qui l'intero programma per i 791 anni dell'ateneo. «Il film parte proprio dall'idea di futuro che hanno persone molto grandi d’età – dice Sorrentino - Quando si è giovani si pensa che gli anziani non vedano davanti a sé prospettive di futuro, invece ho provato a fare l’opposto. Un altro tema è lo smarrimento della memoria attraverso il passare degli anni. La memoria svanisce perché le cose si accumulano». «Di ricordi, speranze e paure è intessuta non solo la vita di ciascuno, ma anche la vita collettiva – spiega Paolo Jedlowski profeassore all'università di Calabria - Così il convegno “From memories to the future”, dialoga col film di Sorrentino. Si occupa di come le nostre società guardano al passato, e di come questi sguardi influenzino quelli che rivolgiamo al futuro. Il passato “è stato”, ma possiamo raccontarlo in molti modi. E come lo facciamo conta». Per Leccardi «Napoli è il luogo ideale per questa nostra riflessione, con la sua capacità di essere memoria, anche artistica e culturale come ci ricorda l’anniversario federiciano, e contemporaneamente città viva e giovane. Per questo siamo qui. Al centro di questa due giorni – anticipa la presidente, docente all’università Milano Bicocca - ci sarà la nostra Europa, quella che è e quella che sarà, con le sue trasformazioni dovute anche ai processi migratori globali, e alle nuove forme di integrazione che essi richiedono. Il futuro dell'Europa non può essere quello della Europa-fortezza, ma dell'Europa delle differenze e del dialogo». Nelle diverse sessioni del convegno si affronteranno i conflitti che riguardano oggi le rappresentazioni del passato e i modi in cui gruppi differenti immaginano il futuro. Si parlerà, quindi, di memorie migranti, di traumi elaborati e non risolti, di pianificazione urbana e di tecnologie. Tra i relatori, Barbara Adam, professore emerito all’università di Cardiff, autrice di uno dei più significativi testi  della sociologia internazionale contemporanea, “Future Matters” (scritto con Chris Grove), John Urry, dell’università di Lancaster, uno dei più noti studiosi dell’impatto delle tecnologie sulla vita sociale. Anna Lisa Tota, dell’università di Roma, che approfondirà l’elaborazione di passati traumatici, Giuliana Mandich, dell’università di Cagliari, parlerà di come i giovani oggi in Europa immaginano il futuro. Mentre di come affrontare teoricamente gli scenari che ci attendono, al di là delle  proiezioni più ingenue, parlerà Roberto Poli, dell’università di Trento. Alle special sessions partecipano tra gli altri Gabriele Balbi (Switzerland, USI) Simone Natale (Germany, Humboldt University), Karina Horsti (Finland, University of Jyväskylä), Carlos Lopez Galviz (GB, University of London), Barbara Pabjan (Poland,University of Wroclaw). «L’oggetto del convegno - spiegano gli organizzatori - è tanto pionieristico quanto attuale. Se da un lato si tratta di mettere a punto ciò che sappiamo sulle  memorie collettive, sui loro modi di selezionare gli eventi, di trasmettersi, di organizzare identità, dall'altro si tratta di investigare ciò che possiamo chiamare gli “orizzonti di attesa”, gli insiemi di previsioni, paure e aspirazioni che caratterizzano la contemporaneità. Ma, soprattutto, si tratta di tenere insieme memorie e attese in una riflessione che ne mostri le reciproche influenze. Perché le preoccupazioni che riguardano il futuro determinano le domande che rivolgiamo al passato, ma i modi in cui guardiamo al passato, a loro volta, influenzano quelli con cui ci disponiamo nei confronti del futuro». «Tanto le memorie collettive quanto le immagini che coltiviamo riguardo all’avvenire - afferma Jedlowski - si formano nell’interazione sociale, in innumerevoli conversazioni, esponendosi a discorsi in pubblico, andando al cinema o navigando in rete: vi contribuisce ognuno, e ciascuno ha la propria dose,grande o piccola, di responsabilità. Una responsabilità davvero rilevante: perché le immagini che coltiviamo tanto riguardo al passato quanto riguardo al futuro diventano, diffondendosi, ragioni per l’azione: agiamo in base a ciò che sappiamo ereditare, e in riferimento a ciò che riteniamo possibile in futuro.Di passato e futuro, nonostante il tempo odierno sembri così concentrato sul mero presente, in verità parliamo tutti. Le scienze sociali possono aiutarci a farlo più consapevolmente. Consapevoli che ricordare con gratitudine o con risentimento, per esempio, non è solo diverso, ma produce effetti differenti; e che guardare al futuro con speranza o con rassegnazione, a sua volta, influisce in modo differente su ciò che l’avvenire potrà nei fatti riservarci». © Riproduzione riservata