Mercoledi 20 settembre 2017 20:22

Il Bello o il Vero: tornano a casa le opere. Domani l’ultimo appuntamento con la mostra




Sabato 6 giugno, nello splendido scenario del Convento di San Domenico Maggiore, Il Bello o il Vero, la grande mostra dedicata alla riscoperta della scultura napoletana del secondo Ottocento e del primo Novecento, vive il suo ultimo giorno di apertura e offrirà al pubblico una speciale visita guidata dalle ore 16:30 con la curatrice Isabella Valente e gli storici dell’arte dell’Università di Napoli Federico II. Alle 18:30 un brindisi chiuderà una mostra irripetibile. Non si vedranno mai più, tutte insieme, 320 sculture, piccole, grandi, fragili, pesanti, solitamente conservate nei depositi museali o di proprietà di collezionisti privati. Opere che la tecnologia dell’internet del futuro ha messo in condizioni di parlare di loro stesse, di raccontarsi. Molte di esse non saranno più visibili, alcune, dopo un lungo e travagliato percorso, saranno esposte definitivamente al Maschio Angioino. Di questo e di altro si parlerà in chiusura di una mostra, che forse sarebbe dovuta rimanere aperta a tangibile testimonianza della grandezza della nostra città. Un’ultima occasione dunque per ammirare una delle più grandi mostre organizzata in Italia dedicata alla scultura ottocentesca, realizzata da Databenc (Distretto ad alta tecnologia per i beni culturali) e dall'Università di Napoli Federico II  con la collaborazione dell'assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli. Dal 30 ottobre 2014 ad oggi, la mostra ha accolto 82mila visitatori di cui 4.300, dalla metà di febbraio 2015, con ingresso a pagamento. Grazie a Databenc e all'Università di Napoli Federico II, l’esposizione ha sperimentato con grande successo la presenza di nuove tecnologie fruitive per la prima volta testate in Italia, con applicazioni per smartphone e tablet, ricostruzioni in 3D e digitalizzazioni delle opere che non è stato possibile trasportare per problemi di fragilità e di dimensione o perché semplicemente inamovibili. Dalla prossima settimana le sculture degli oltre 50 artisti, per citarne solo alcuni Vincenzo Gemito, Francesco Jerace, Tito Angelini, Costantino Barbella, Achille d’Orsi, Emilio Franceschi, Luigi De Luca, Stanislao Lista, Giovanni Tizzano, Saverio Gatto, Lelio Gelli e molti altri maestri dell’arte scultorea italiana, grazie alla tecnologia utilizzata, continueranno a vivere attraverso il Virtual Tour  e si potrà continuare a passeggiare nelle sale e ad ammirare le sculture seguendo la visita sul sito de il Bello o il Vero che sarà sempre arricchita di nuovi contenuti. Una mostra che ha avuto il grande merito di portare alla luce un patrimonio negato e sconosciuto a molti che ritornerà in gran parte non solo alle collezioni private che hanno generosamente prestato le opere per l’evento, ma anche al buio dei depositi museali. «Uno dei criteri seguiti nella scelta delle sculture - affermano Isabella Valente, curatrice delle mostre e Angelo Chianese, presidente di Databenc - è stato dettato dall’esigenza di valorizzare il patrimonio nascosto: sono state prelevate dai depositi museali opere che non ne avevano mai varcato la soglia, per i sempreverdi problemi di mancanza di spazio e di fondi deputati alla conservazione. Per l’occasione, molte di queste opere sono state sottoposte a interventi di restauro o di semplice pulitura. Ecco perché, una volta restituite, auspicheremmo di vederle collocate definitivamente in sale espositive e non più in depositi affollati. Il Bello o il Vero con le altre mostre che man mano si sono aggiunte al corpo principale, hanno voluto colmare la profonda lacuna generata nel tempo dalla storiografia artistica italiana, in merito a un periodo storico di grande significato e rilievo». Ed è ciò che è accaduto per una parte della mostra che ha avuto la fortuna di trovare, grazie al progetto de Il Bello o il Vero una nuova collocazione permanente. Si tratta della collezione di Francesco Jerace, unica nel suo genere, comprendente cinquantasette sculture fra marmi, gessi e terrecotte, esposta per la prima volta in questi mesi nella sua interezza, che sarà allestita nuovamente e definitivamente al Maschio Angioino di Napoli, con una nuova inaugurazione nella seconda metà del mese di luglio 2015. In tal modo, l’opera di uno dei più rappresentativi esponenti della scuola napoletana e italiana a cavallo del 1900 si aggiungerà in modo definitivo al meraviglioso patrimonio artistico della nostra città per essere ammirata dal grande pubblico. Nella stessa sede saranno allestite anche altre opere degli scultori Giuseppe Renda e Giovanni Tizzano.  L'intera attività e gli eventi organizzati in questi mesi nell’ambito della proroga della mostra  Il Bello o il Vero saranno raccolti in un nuovo volume a cura di Isabella Valente, che sarà pubblicato da Databenc_Art e Longobardi e che presenterà approfondimenti e testi critici di studiosi del settore su artisti presenti in mostra come Lelio Gelli, Saverio Gatto, Giovanni Tizzano, Stanislao Lista, Tito Angelini, Giovan Battista Amendola, Francesco De Matteis, Rocco Milanese, Vincenzo Jerace e scultori non documentati nell’esposizione, poco conosciuti ma di grande prestigio artistico e scientifico come Edgardo Simone, Oronzo Gargiulo, Giovanni Maltese, Luigi Bianco. © Riproduzione riservata