Domenica 18 febbraio 2018 10:09

Il cinema di ieri e quello di oggi nelle parole di Amedeo Colella




Amedeo Colella e Francesco GiordanoAmedeo Colella è intervenuto come professore d’eccezione durante il “Laboratorio di produzioni audiovisive teatrali e cinematografiche” a cura di Francesco Giordano per l’Università Orientale di Napoli. Difficile far entrare Colella in una definizione che lo descriva appieno, essendo lui un uomo a tutto campo. Dall’esperienza come ingegnere per il Criai, centro di ricerca e formazione sulle tecnologie dell’informatica e delle telecomunicazioni della Federico II, Colella è passato, infatti, nella seconda parte della sua vita, ad altre attività, diciamo più “artistiche”: da operatore culturale e organizzatore di due cineforum promossi dall’Associazione Brancaccio (Cineforum Acacia e Cineforum Morghen), a scrittore. Ricordiamo il grande successo di “Manuali di napoletanità” (Ateneapoli ed.) seguito da “Mangianapoli – 180 cose da mangiare a Napoli almeno una volta nella vita” e dal più recente “Manuale di filosofia napoletana. 100 racconti partenopei” (Cultura Nova ed.).

Amedeo ColellaPer i giovani studenti dell’Orientale Colella ha imbastito una lezione incentrata però sul “cineforum” come veicolo di distribuzione: “Ad oggi – ha raccontato l’esperto in comunicazione – il Cineforum Acacia, dopo un momento di crisi, conta 2.200 soci”. Un successo importante se si considera quanto di questi tempi sia complicato attrarre persone verso il grande schermo: “Nel 1955 c’erano 110 sale, oggi sono 12 – ha ricordato Colella -  certo, gli schermi sono aumentati essendoci diverse multisale, però la crisi del cinema si è fatta sentire. Oggi troviamo sale anche con solo due persone a vedere un film”.

Molto belli i riferimenti storici che Amedeo Colella ha fatto più volte nel corso della sua lezione affascinando chi, come la sottoscritta, nutre fin da bambina un amore spasmodico per il cinema: “Quando uscì Ricomincio da tre di Massimo Troisi – ha raccontato Colella – a Santa Lucia c’erano 3.000 persone fuori; allora non era come adesso, quando i posti in sala erano tutti occupati si poteva comunque entrare, pagando prezzo pieno, e assistere al film in piedi, lungo le scalinate”. Colella ha voluto rammentare, attraverso una serie di scorci, la differenza tra il cinema attuale e quello di allora: “Si entrava a tutte le ore, si mangiava, fumava, si andava al cinema anche senza sapere quale film ci fosse in sala, si andava anche soltanto per amoreggiare con la propria fidanzata, era un momento di convivialità piena, quando si entrava si salutavano i presenti”. Un’atmosfera inimmaginabile adesso. Amedeo Colella 2Amedeo Colella ha vestito, quindi, quasi le vesti di storico del cinema accennando alla famosa “spoletta” che facevano i vecchi produttori per proiettare lo stesso film in due sale distanti, ai “programmini” che si consultavano durante un intervallo e dove non compariva quasi mai il nome del regista, cosa che attesta come allora fosse considerata meno importante come figura.

L’esperto si è poi soffermato su cosa rivesta notevole importanza nell’organizzazione di un cineforum che funzioni, che abbia sempre più pubblico: dall’interazione con i soci all’accoglienza, fino all’aspetto della comunicazione, soprattutto quella tradizionale: “Può sembrare paradossale, ma personalmente ho avuto maggior riscontro da volantini e giornali che da facebook” ha dichiarato Colella. Non per ultimo, bisogna considerare le spese, dalla siae alle liberatorie, ai diritti d’autore e al costo delle sale, per definire un punto di rottura entro il quale non è possibile andare. Ovvio che, per far questo, ci vuole una grande organizzazione che consti anche di esperti che scelgano attentamente i film da proporre: “Non è garanzia che un film abbia avuto riconoscimenti come l’Oscar” ha confessato Colella. La cosa più importante resta però quella di attrarre mostrando cos’è davvero il cinema e quanto fascino possa rivestire, facendo sentire gli spettatori felici e orgogliosi di aver dedicato a quella visione una serata.

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