Mercoledi 13 dicembre 2017 23:54

Calchi pompeiani. In mostra agli scavi e al Museo nazionale di Napoli




Sono in dirittura d'arrivo i lavori di restauro degli 86 calchi vittime dell'eruzione di Pompei ritrovati nella città alle pendici del Vesuvio grazie alla tecnica messa a punto da Giuseppe Fiorelli che nel 1863 ebbe l'intuizione di riempire di gesso i vuoti lasciati dai corpi decomposti così da estrarli conservando la loro integrità. A termine dei lavori i calchi saranno inseriti nella mostra "Pompei e l'Europa. 1748-1943" in programma dal 26 maggio tra il sito archeologico ed il Museo archeologico nazionale di Napoli il cui allestimento è curato dall'architetto Francesco Venezia. Durante i lavori di restauro i restauratori, guidati da Stefano Vanacore e dal soprintendente Massimo Osanna, sono riusciti a ricomporre un intero gruppo familiare, ritrovato nella casa del "Bracciale d'oro". Si vede infatti una mamma con il bambino in piedi sul suo grembo, un altro bimbo di circa due anni e un adulto colpito da una trave. Dalle prime analisi a raggi X è stato rilevato che all'interno dei calchi in gesso è conservata l'intera struttura ossea il che conferma che le vittime dell'eruzione morirono all'istante a causa della nube ardente, di circa 300 gradi, che li investì. Degli 86 calchi solamente 20 saranno esposti nello spazio espositivo allestito all'interno dell'Anfiteatro. Tuttavia ciò che colpisce, oltre alla minuziosità dei particolari rilevati sui calchi tra cui vesti, drappi, cinture, espressione del volto, è che per la prima volta Pompei scopre la stampante 3D vista la troppa fragilità dei calchi. «Rappresentano in assoluto le testimonianze più richieste all’estero - spiega Osanna - ma non possono viaggiare perché fragili. Le copie in 3D sì e le prime andranno in Canada». © Riproduzione riservata