Bellenger: “Amo Napoli. Così rilancerò il Museo di Capodimonte”




Aria nuova per i musei nazionali della regione Campania. Il ministro dei beni culturali Dario Franceschini ha infatti nominato quattro nuovi direttori per il Museo di Capodimonte, il polo archeologico di Paestum,il Museo archeologico nazionale di Napoli e la Reggia di Caserta. Tra questi, al timone di Capodimonte, Sylvain Bellenger, francese, 60 anni, storico dell'arte, impegnato dal 2012 all’Art Institute di Chicago come capo dipartimento. Una nomina che arriva un po' come un simbolo, un compimento della carriera di Bellenger. Il neo-direttore, infatti, proprio al Museo di Capodimonte scelse di dedicarsi all'arte. «Proprio visitando il Museo di Capodimonte, nel 1980, decisi di cambiare lavoro. All’epoca ero un giovane insegnante di filosofia e scoprendo la meravigliosa collezione di Capodimonte capii che volevo cambiare strada e diventare uno storico dell’arte. Dunque questa nomina è come tornare alle origini» ha raccontato al quotidiano Il Mattino. Senso di appartenenza e grande familiarità con la nostra città - «essere napoletani non è una questione di cittadinanza, ma è un destino» - che vanno ad aggiungersi ad una carriera internazionale tra la Francia, l'Italia e l'America. L'idea, da quello che trapela dalle interviste rilasciata a La Repubblica e a Il Mattino, è quella di valorizzare al massimo la collezione napoletana, esaltandola con strategie di marketing e comunicazione di scuola americana e francese: «La domanda da porsi è: che cosa rappresentano per me, cittadino del ventunesimo secolo, questi quadri? Come possono cambiare la mia vita e la mia visione del mondo? Bisogna dunque lavorare sulla coscienza dei cittadini, intervenire con le scuole, e soprattutto prevedere un circuito di conoscenza e informazione in rete, poiché i ragazzi napoletani hanno lo stesso accesso a internet dei loro coetanei di New York, Londra, Parigi o Chicago». Bellenger ha le idee molte chiare sui primi interventi per il Museo: «La prima cosa è creare un collegamento fisico, con navette che ogni 30 minuti salgono al museo. Penso al pubblico delle crociere, 5000 persone alla volta, che non vanno a vedere il museo. C'è bisogno poi di sviluppare una strategia di marketing, offrire una ristorazione di alto livello e un servizio ristoro di base, c'è tanto da fare. Ma credo molto nel rapporto col personale e con la città. Voglio ascoltare tutti e poi agire», e pare non sia spaventato dalla burocrazia italiana né dalla scarsa attenzione riservata all'arte negli ultimi anni: «I soldi vanno cercati dove ci sono: in Asia, nell’area del Golfo, negli Stati Uniti. Ci sono sempre dei mecenati pronti a finanziare l’arte. In America esiste un’associazione di American Friends of Louvre. Ne creeremo anche una per Capodimonte e andremo in cerca degli amanti dell’arte che possono aiutarci». Grande amore per Napoli, affinità elettiva con il Museo di Capodimonte, impostazione del lavoro aperta e pronta all'azione: lo storico dell'arte francese sembra l'uomo giusto. © Riproduzione riservata