Lunedi 20 novembre 2017 01:02

Robert Herman, l’artista newyorkese che vede Napoli come una «Coloured Candy»




Per Cartesio il dispositivo ottico consentiva di sottrarre il mondo al caos della percezione, mentre per l'uomo del '900 l'obiettivo moltiplica lo sguardo soggettivo». Scriveva Anna Li Vigni, a proposito della fotografia, dalle pagine del Sole 24 ore pochi mesi orsono. La voglia di chiedere cosa si celi dietro una foto, cosa cerchi l’occhio che si nasconde dietro il medium della camera, al di la del «grado ontologico» dell’immagine, credo diventi più che una semplice curiosità osservando gli scatti di Robert Herman, uno dei più famosi streets photographer americani. Sfogliando le pagine del suo The New Yorkers, una straordinaria monografia di foto Kodachrome sulla New York degli anni 80, confesso che sono stato colto da una sorta di meraviglia, mista al timore, che si prova dinanzi ad una bellezza rude, incontrollabile, quasi violenta. Il «dionisiaco metropolitano» della Grande Mela in quegli anni, un irregolare mostro di graffiti, di eterogeneità espressa nei volti – storie, di poetica decadenza urbana e imperiosità delle forme e degli spazi, toccano le più profonde corde emotive e catalizzano l’immaginazione affinchè scriva la suà versione sulla realtà. In occasione dell’evento “Primavera Intelligente”, curato dall’associazione Quartiere Intelligente e tenutosi sabato 25 aprile a Montesanto, ho avuto il piacere di incontrare, e la fortuna di rivolgere Robert Herman foto2alcune domande, a Robert Herman. Ciò grazie al grande lavoro di mediazione nonché alla disponibilità di Roberta Fuorvia, laureata in scenografia presso l’Accademia di Belle Arti a Roma, diplomata in fotografia e che, dal 2013, ha rivolto la sua attenzione verso la direzione di eventi e mostre e la progettazione di installazioni fotografiche. Ideatrice del NYPS - New York Photo Stories, un prodotto editoriale che raccoglie i lavori di giovani fotografi italiani sulla città di NY con lo scopo di fondere fotografia e cinema in un unico linguaggio artistico, è stata Roberta ad invitare a Napoli Robert Herman per il workshop “Districts of Naples”, 4 giorni intensivi dove i partecipanti hanno potuto coniugare pratica e teoria dell’arte fotografica di strada, cimentandosi tra i suggestivi scenari del capoluogo campano. «Ho scelto Napoli – dice Roberta – perché vorrei portare la città al centro di un ambizioso progetto. Renderla un punto d’incontro, un crogiuolo artistico dove convogliare fotografi nostrani ed internazionali. Un posto stupendo come questa città potrebbe essere la location perfetta per creare incontri, scambi di idee e fermento culturale che orbiti intorno al mondo della fotografia». L’energia che traspare dalla parole di Roberta nel descrivere il suo lavoro è assolutamente coinvolgente. E’ lei a pungolare con il suo entusiasmo, ancor di più, la curiosità intorno ai «cristalli di vita newyorkese» esposti nella raccolta di Herman ed alla filosofia che, in generale, si interfaccia con i suoi scatti, raccontando aneddoti e anticipando qualche retroscena sul pensiero del fotografo statunitense. «Robert è rimasto assolutamente folgorato da Napoli – prosegue raggiante Roberta – tanto da definirla una «Coloured Candy» per le sue luci, i suoi palazzi e l’atmosfera che si respira. Ha scattato centinaia di Robert Herman Napoli2foto in giro per la città, e sono sicura che saranno fantastiche. Ciò che accomuna me e Robert – prosegue Roberta – è anche l’interesse per il connubio cinema – fotografia e, in particolar modo, per il neorealismo. Perché attraverso la fotografia, si possono creare narrazioni visive. Robert è un appassionato del cinema di Rossellini, Antonioni, Fellini, come del resto lo sono anche io». Andrè Bazin, a proposito del neorealismo, soleva dire che il tratto connotativo di questo genere era il “fatto”. “Frammento di realtà bruta – scriveva Bazin – in se stesso multiplo ed equivoco, il cui senso viene solo a posteriori grazie ad altri fatti tra i quali lo spirito stabilisce dei rapporti”. E dunque chi meglio dell’autore stesso, attraverso le sue parole, può svelare qualcosa circa il “fatto” che contrassegna la sua opera. Mr Herman come definirebbe il concetto di foto di strada e, di conseguenza, delle sue opere? Fare foto di strada è catturare le cose belle che le altre persone non vedono. Al giorno d'oggi le persone si perdono nella frenetica routine della vita quotidiana, non si fermano a guardare e quindi io, attraverso le mie fotografie, è come se invitassi gli altri a vedere cosa si sono persi. Mostrare i colori, le cose, le persone che sono vicine alla realtà è come guardare la vita allo specchio, direi anzi, quasi una celebrazione della vita stessa. Quindi Mr Herman lei, attraverso le sue foto, è come se cercasse di fermare la “cifra della bellezza”? Non esattamente. Non si può fermare qualcosa che è in continuo divenire ma, tutt’al più, la si può amplificare. Immagina come se fossimo in un auditorium e io dirigessi la musica, in un luogo fatto apposta per ascoltarla e raccogliere particolari sfumature sottraendole al caos e al frastuono è il modo migliore per farla ascoltare a tutti, anche ad orecchi meno attenti. Solo che io lo faccio attraverso la fotografia, e quindi amplifico la bellezza attraverso l’immagine. Quindi la bellezza, per chiudere il cerchio, è maggiormente rintracciabile nell’aspetto tecnico o concettuale della foto? La tecnica è importante, ma non è tutto. Imparare a fare una foto tecnicamente apprezzabile è un gesto che si apprende con lo studio e l’esercizio, un po’ come suonare la chitarra no? Molto importante è l’aspetto espressivo, la gestione dei colori all'interno del frame, l’armonia, il soggetto e poi l’istinto. Fondamentale è l’istinto per ottenere immagini «vere» in grado di raccontare una storia. Mr Herman, Roberta prima, parlandomi di lei, mi ha detto che a volte, a distanza di molto tempo, le capita di recuperare scatti dal suo archivio e di rivalutarli. Cosa la spinge a rivalutare una foto? Cambia forse la sua sensibilità in merito ad essa o la sensibilità di chi è destinato ad accoglierla? Entrambi. L’unica cosa che non può cambiare è la foto. Quando a distanza di anni ti accorgi di come siano cambiate le persone e riprendi tra le mani una vecchia foto è come se, anche io stesso, rielaborassi un processo. E’ il contesto ciò che risulta fondamentale per accogliere la foto ed io amo dire, in genere, che quando faccio una foto scatto col cuore ma poi edito con la testa. Per questo mi ritrovo, sorprendentemente, a rivalutare dei lavori anche a distanza di tanto tempo. Non posso non chiederle, per concludere, il suo pensiero su Napoli. Come le sembra? Cosa ha sentito girando per le strade di questa città? Robert Herman NapoliNapoli è una foto colorata. Hai presente quelle caramelle giganti multicolore che ti saltano agli occhi? Ecco a me piace esaltare questo aspetto. Durante la mia permanenza qui ho soggiornato al centro storico, incredibile. L’architettura, le luci, le ombre, insomma tutto. Una cosa che ho notato soprattutto, e che mi ha ha chiaramente colpito, è che Napoli non è una città contaminata dalla globalizzazione. Ad esempio prendi New York adesso, rispetto alla città che ho ritratto io negli anni 80 è assolutamente trasformata. Attualmente vivo un rapporto di odio e amore con la città di New York per questa ragione. A Napoli penso che invece ci siano molte cose da raccontare e sento un particolare feeling con questa città. Altra cosa che mi ha colpito sono i disegni e le scritte che ho visto su alcuni muri in centro qui. Io amo i graffiti. © Riproduzione riservata