Sabato 24 febbraio 2018 18:45

Strage ad Istanbul, l’Isis ha rivendicato l’attentato. «La Turchia serva della croce»
Per la prima volta il comunicato di rivendicazione dell'Isis, è stato diffuso, oltre che in arabo, anche in lingua turca. Nell'attentato alla discoteca sono morte 39 persone, di cui 24 stranieri, e altre 70 sono rimaste ferite

02 gennaio 2017



ISTANBUL (TURCHIA) - L'Isis ha rivendicato in un comunicato, tramite la sua agenzia di stampa Amaq, l'attentato di capodanno al "Reina", nightclub di Istanbul. Lo ha riferito SkyNews. Oltre che in arabo, per la prima volta il comunicato di rivendicazione dell'Isis, è stato diffuso anche in lingua turca. Nell'attentato alla discoteca sono morte 39 persone, di cui 24 stranieri, e altre 70 sono rimaste ferite.

Nel comunicato di rivendicazione, l'Isis definisce la Turchia, «serva della croce». E poi, riferendosi al suo ruolo nel conflitto in Siria, avverte che «il governo di Ankara dovrebbe sapere che il sangue dei musulmani, uccisi dai suoi aerei e dalla sua artiglieria, provocherà un fuoco nella sua casa per volere di Dio. Il killer ha agito in risposta agli ordini del leader dell'Isis, Abu Bakr al-Baghdadi».

Continua la caccia al killer

Intanto continua la caccia al killer che si è dato alla fuga dopo l'attacco. Due quotidiani locali, Hurriyet e Karar, citando fonti anonime, sostengono che l'autore della strage potrebbe essere originario dell'Uzbekistan o Kyrgyzstan. Per la caccia all'uomo sono stati mobilitati migliaia di poliziotti in tutto il Paese.

L'attentato

La festa per dare il benvenuto al nuovo anno in Turchia si è trasformata in un incubo di terrore e morte, dopo un 2016 già funestato da numerosi attentati. Un uomo armato, presumibilmente da solo, ha fatto irruzione in un nightclub di un elegante quartiere di Istanbul, dopo la mezzanotte, ed ha compiuto una strage esplodendo esplosi tra i 120 e 180 colpi: almeno 39 morti e una settantina di feriti, soprattutto stranieri.

Il killer si è dato, poi, alla fuga. In salvo un gruppo di italiani, a parte una giovane bresciana, in Turchia per lavoro, rimasta leggermente ferita alla testa.

L'attentatore, secondo alcuni testimoni, avrebbe urlato "Allah Akbar" durante l'assalto. L'inferno si è scatenato intorno alle 01:30 locale (le 23:30 italiane) nello scintillante "Reina", disco-club che si affaccia sulle rive del Bosforo, rinomato tra turisti e stranieri e frequentato da star e calciatori.

Le immagini delle telecamere di sicurezza hanno immortalato un uomo vestito di nero e incappucciato con un fucile che ha ucciso un poliziotto ed una guardia all'ingresso e poi è entrato nel locale, sparando all'impazzata sui circa settecento presenti, alcuni dei quali si sono tuffati nelle acque gelide del Bosforo per salvarsi. Tra i sopravvissuti, anche un gruppo di italiani (tra i quali tre modenesi) che si sono gettati a terra ai primi spari, cavandosela con qualche escoriazione.

La folle corsa ha seminato panico, decine di morti e feriti, e nella confusione il killer ha abbandonato l'arma ed è riuscito a fuggire, scatenando una gigantesca caccia all'uomo estesa a tutto il Paese, a cui partecipano almeno 17mila agenti.

Le parole di Erdogan

«Stanno cercando di abbattere il morale del nostro Paese e seminare il caos con questi mostruosi attacchi», ha detto stamane il leader di Ankara, Recep Tayyip Erdogan. «La Turchia è determinata a continuare a combattere fino alla fine contro il terrorismo e fare qualunque cosa sia necessaria per garantire la sicurezza dei suoi cittadini e assicurare la pace nella regione».

A Erdogan hanno espresso il loro sostegno i leader di tutto il mondo, a cominciare dal presidente americano, Barack Obama, che ha offerto alle autorità turche l'assistenza dei suoi uomini. Solidarietà è arrivata, tra gli altri, anche dal presidente italiano, Sergio Mattarella, e dal premier italiano, Paolo Gentiloni, il ministro degli Esteri Angelino Alfano e ancora dal presidente russo, Vladimir Putin, dalla cancelliera tedesca, Angela Merkel, dall'Alto rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, Federica Mogherini, e dal segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

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