Domenica 17 dicembre 2017 11:02

«Mia figlia non farà più i compiti a casa», lo sfogo della mamma fa il giro del web




«Mia figlia ha chiuso con i compiti». Inizia così il lungo sfogo su Facebook di una mamma che vive in Canada. Il suo post ha reagistrato circa 74 mila reazioni e quasi 21mila condivisioni. Nel messaggio la donna lamenta come la figlia sia oberata da una mole eccessiva di compiti da svolgere a casa, nonostante i dieci anni di età. La mamma ha inviato una mail alla scuola i "sintomi" della figlia: dolori al petto, risvegli improvvisi alle 4 di notte, preoccupazioni incessanti per i compiti. La piccola, dice, ha voglia di imparare ma negli ultimi anni la scuola sembra essere diventata per lei un peso. Aggiunge di aver consultato un terapista e di essere giunta, insieme a lui, alla conclusione di dover assolutamente alleggerire il carico di compiti o - preferibilmente - eliminarli del tutto.

«Mia figlia - scrive la donna - è a scuola dalle 8.15 della mattina alle 4 del pomeriggio tutti i giorni, qualcuno quindi può spiegarmi perché deve fare i compiti per altre due o tre ore una volta tornata a casa? Che senso ha fare i compiti fino alle 6.30, poi cenare e rilassarsi per un'ora prima di andare a letto? Non è importante il tempo da trascorrere in famiglia? Il tempo speso semplicemente a essere bambini rilassandosi a casa non è importante? O dovrebbe diventare una piccola 'workaholic' a soli 10 anni?»

Poi aggiunge: «I bambini hanno bisogno di un po' di tempo per riprendere fiato dopo la scuola esattamente come gli adulti ne hanno bisogno dopo il lavoro - scrive -. Hanno bisogno di giocare con i loro fratelli. Hanno bisogno di creare un legame con i loro genitori in un'atmosfera rilassante, non in una in cui tutti sono stressati a proposito delle frazioni perché - sorpresa - io non sono un'insegnante. I bambini hanno bisogno di tempo per godere della loro infanzia, non soltanto nei weekend (nonostante debbano spesso fare dei compiti anche la domenica)».

E ancora: «Tutti vogliamo che i nostri figli crescano e abbiano successo nel mondo. Se da una parte credo nell'educazione, dall'altra non ho mai creduto, neanche per un secondo, che la scuola debba consumare la vita dei bambini. Non importa se un giorno andrà ad Harvard. Voglio che sia intelligente, completa, gentile, ispirata, generosa, spirituale e che trovi un equilibrio. Voglio che sia mentalmente e emotivamente sana. Voglio che sappia che il lavoro non è la vita, è parte della vita. Il lavoro non ti completerà. Non ti garantirà una famiglia, degli amici, una comunità, delle ricompense e l'essere una bella persona».

Infine conclude: «Sapete che in Finlandia i compiti a casa sono banditi? - incalza ancora la mamma -. Sapete che, nonostante ciò, gli studenti hanno i punteggi più alti in Europa? I bambini non hanno bisogno di passare ore a fare i compiti per avere successo, ma ci comportiamo come se metterli di nuovo a sedere al tavolo della cucina dopo un'intera giornata passata a scuola possa essere normale. Non lo è. NON LO È».

 

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