Venerdi 21 settembre 2018 03:48

Scomparsi nel nulla tre napoletani in Messico, al lavoro la Farnesina

17 febbraio 2018

TECALITLAN (MESSICO) - Tre napoletani sono scomparsi nel nulla in Messico dallo scorso 31 gennaio. I tre erano in una cittadina di 16mila abitanti a 700 chilometri da Città del Messico, precisamente a Tecalitlan, dove facevano i venditori ambulanti.

A denunciare la scomparsa i familiari che non hanno loro notizie ormai da 18 giorni. Della vicenda è stata informata anche la Farnesina, che sta seguendo il caso con l'ambasciata nella capitale messicana in stretto raccordo con le autorità locali e in costante contatto con la famiglia.

I tre scomparsi sono il 60enne Raffaele Russo, suo figlio Antonio e suo nipote Vincenzo Cimmino, rispettivamente di 25 e 29 anni. «Ad oggi non è pervenuta nessuna richiesta di riscatto - dicono i familiari - Chiediamo la massima diffusione della notizia e delle foto segnaletiche». «Abbiamo provato a contattare l'ufficio di polizia di Tecalitlan - dicono ancora i familiari - e in un primo momento ci hanno detto che Antonio e Vincenzo erano stati arrestati e stavano andando all'ufficio, mentre di Raffaele non sapevano nulla. Ma durante una seconda telefonata questa versione è stata negata dalle autorità messicane».

I familiari non riuscendo più a parlare telefonicamente con il 60enne hanno rintracciato tramite gps l'ultima loro posizione e poco prima della loro scomparsa sembrerebbe che Antonio abbia mandato un messaggio via Whatsapp all'altro fratello che si trova anche lui in Messico con un quarto fratello. Poi i cellulari hanno smesso di funzionare.

«Nessuna istituzione ci ha ancora contattati, purtroppo. Speriamo di ricevere presto una telefonata dalla Farnesina o dalla prefettura». Così Gino Bergamè, portavoce della famiglia ha dichiarato all'Ansa lanciando l'appello affinché le autorità si mobilitino nelle ricerche dei tre napoletani. Intanto in Messico, per seguire gli sviluppi, si trova attualmente il figlio maggiore del 60enne, con il quale Bergamè è in costante contatto da Napoli.

Lo stesso Bergamè sta alimentando il tam tam sui social affinché il caso dei tre scomparsi abbia la massima rilevanza mediatica in Italia. «Visto il numero di giorni trascorso finora nel silenzio, è comprensibile l'angoscia della famiglia e degli amici».

Le foto dei tre italiani sono state pubblicate sui social locali con la scritta "Desaparecidos" e l'appello: "Aiutateci a trovarli".

L'appello della famiglia

«Questa è la mia casa, e questa sono io, vi sembro la moglie di un narcotrafficante?» Così, intervistata dall'Ansa, la moglie di Raffaele Russo replicando alle voci secondo cui la sparizione dei suoi familiari sarebbe legata a un tentativo di intessere rapporti con la criminalità locale.

La famiglia Russo vive nelle cosiddette "Case Nuove" di Napoli, palazzoni popolari che si affacciano su via Marina. Parenti e vicini si alternano per offrire conforto alla donna che non si dà pace e che è in costante contatto con la Farnesina.

«Noi narcotrafficanti? E' una bugia, mio zio ha sempre fatto il magliaro- ha aggiunto il portavoce Bergamè, nipote di Raffaele - ha viaggiato molto all'estero, ha sempre fatto questo mestiere, i suoi due figli sono nati in Belgio e in Francia. Ed è con questo mestiere che la famiglia riesce a sbarcare il lunario. E' stato in America, negli Stati Uniti e in Messico. Se fosse stato un narcotrafficante allora sarebbe stato più forte di Pablo Escobar».

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