Giovedi 21 settembre 2017 01:44

D’Amato: «Riqualificare la città e puntare sul riassetto urbano per attirare i manager a Napoli»

10 maggio 2016



NAPOLI - «Alla vigilia delle elezioni spuntano sempre fuori i sostenitori del Mezzogiorno, poi ci si dimentica del Sud. Vedremo ora cosa succederà. Ma quel che è certo è che la questione è di divario non solo fra Sud e Nord, ma anche fra Sud ed Europa». A pronunciare queste parole nel corso del convegno "Mezzogiorno. Politiche industriali e strumenti per la ripresa degli investimenti" organizzato dall'Unione industriali, Antonio D'Amato, presidente della Federazione nazionale dei Cavalieri del Lavoro.

«Il costo del lavoro al Sud è di 40 punti più elevato rispetto alla Germania - spiega D'Amato - La competitività è poca, i livelli di emergenza drammatici. Occorre affrontare una partita grossa: il divario con il Nord è come nel dopoguerra e quella della Cassa del Mezzogiorno è una stagione da rivalutare, gettata via negli anni Novanta. Allora furono fatte buone cose, poi la stagione del regionalismo ha segnato una involuzione della capacità di intervento. I patti territoriali hanno prodotto effetti disastrosi». Dito puntato contro la mancanza di politiche volte al recupero e alla valorizzazione del Mezzogiorno, complice anche la mancanza di forti figure politiche merdionali in grado di farsi promotrici a livello centrale di un nuovo approccio all'annosa questione meridionale: «Dalla seconda metà del Duemila ad oggi non c’è stato alcun intervento, a differenza della coerenza meridionalistica di De Gasperi che fu premiante. Dal 2008 il Cipe non si è riunito per 4 anni, scientemente. Per dirottare altrove risorse, con la complice e colpevole assenza dei politici meridionali».

Occhi puntati su Napoli, teatro a suo avviso di politiche fallimentari che hanno puntato tutto sull'industrializzazione, a discapito degli investimenti sull'occupazione intellettuale. «Investire bene significa saper puntare sulla riqualificazione della città e sul riassetto urbano per attrarre investimenti - spiega D'Amato - Qui si è immaginato di poter fare industrializzazione sugli schemi di cento anni fa. Due sono gli esempi: Bagnoli e Napoli est dove Bassolino, al suo primo incarico da sindaco, considerò la possibilità di un insediamento. Ma queste sono aree che fanno parte del sistema urbano, da potenziare per fini logistici e turistici. Le aziende devono essere fuori dalle aree urbane. Per attrarre investimenti non bisogna puntare sulle tute blu, ma sui colletti bianchi e sui centri direzionali, come già avviene altrove. Pensando non solo al posto in fabbrica, ma all’occupazione intellettuale». Obiettivo perseguibile solo attraverso un vasto intervento sul piano sociale poichè, come sottolinea il numero uno dei Cavalieri del Lavoro, «occorre recuperare vivibilità» dal momento che, allo stato attuale dei fatti, «manca il contesto, la qualità di vita: nessun dirigente di una grande azienda vuole restare a Napoli perché esce dal mercato: occorre cambiare, e rilanciare le politiche per il Mezzogiorno significa questo».

© Riproduzione riservata