Domenica 20 agosto 2017 13:50

Fuga dei cervelli, al Sud 9 laureati su 10 pronti a partire

10 agosto 2015



NAPOLI - L'ombra dello spopolamento e del sottosviluppo permanente incombe minacciosa sul Mezzogiorno, complice la costante fuga di cervelli che, di fronte alle sempre più esigue opportunità lavorative, decidono di emigrare al Nord o all'estero, lasciando un vuoto di competenze ed un buco economico che la Svimez (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno) ha quantificato in una cifra pari a 300mila euro per ciascun laureato emigrato.

La stima è stata calcolata tenendo conto dei costi sostenuti negli anni da ciascuna famiglia e dalle istituzioni per garantire assistenza e formazione a quello stesso ragazzo che emigrando metterà a disposizione altrove le proprie competenze. L'allarme è stato lanciato da uno studio condotto dall'Istituto Giuseppe Toniolo, in collaborazione con l'Università Cattolica, su un campione di 5000 giovani di età compresa tra i 19 e i 32 anni, che rivela come la situazione occupazionale giovanile nel Mezzogiorno abbia assunto ormai proporzioni drammatiche, con conseuguenze sociali che non possono lasciare indifferenti. Secondo i dati pubblicati dall'Istituto, infatti, nelle regioni meridionali 9 laureati su 10 sono disposti a fare le valige per trasferirsi nel Nord Italia o, in misura sempre più crescente, all'estero, dove il lavoro spesso è meno precario e meglio retribuito.

«Proprio i ragazzi — si legge infatti nel Rapporto — sono le prime vittime della crisi economica e occupazionale che sta colpendo il Mezzogiorno del nostro Paese. Questa situazione di incertezza sta trasformando il loro rapporto con il mondo del lavoro in maniera radicale. Infatti, pur di trovare un impiego l’84,4% dei giovani meridionali si dichiara disposto a trasferirsi in qualsiasi regione italiana o all’estero, pari al 50% del campione. Sono loro la nuova generazione di migranti». Un fenomeno che, stando ai dati resi pubblici dall'indagine, colpisce soprattutto le fasce di giovani con titoli di studio più elevati: è questa la categoria più colpita dalla crisi economica e occupazionale degli ultimi anni. «La disponibilità a spostarsi è più alta per chi ha titolo di studio maggiore - spiega il resoconto del focus dedicato al Sud - Questo significa che la mobilità tende ad impoverire non solo quantitativamente ma anche qualitativamente la presenza dei giovani nel territorio di origine. In particolare il 73% di chi ha solo la scuola dell’obbligo è disposto a trasferirsi stabilmente, in Italia o all’estero, contro l’86% dei laureati».

Tra le cause dell'alta propensione a spostarsi da parte dei giovani del Sud non c'è solo la difficoltà a trovare un'occupazione, ma anche la mancanza di impieghi coerenti con il titolo di studio conseguito. «Chi rimane nel Mezzogiorno anche trovando lavoro, infatti, si deve adattare a svolgere un’attività non pienamente in linea con le proprie aspettative», sottolinea il dossier, sicchè «in generale circa un giovane meridionale su tre non è contento dell’impiego che svolge; nel Settentrione il dato passa a uno su quattro». Al basso grado di soddisfazione per l'attività svolta va ad aggiungersi poi la diffusa mancanza di fiducia nella capacità delle istituzioni locali di creare nuovi posti di lavoro e promuovere politiche in grado di migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei cittadini, con la conseguenza che, se in generale per i giovani italiani il grado di fiducia negli enti locali sfiora appena il 23%, tale soglia si riduce al 17% per i meridionali. «Il vero problema è che a progettare di andarsene - conclude il professor Alessandro Rosina, che ha curato il Rapporto - sono ancor più i laureati e gli studenti, mentre i più rassegnati a rimanere sono i Neet, ovvero i giovani che non studiano e non lavorano».

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