Corte dei Conti, Cottone: «In Campania il “nominificio” sta scomparendo, ma restano tanti sprechi»




NAPOLI - Condanne per una somma corrispondente a 58 milioni di euro, a fronte di un recupero pari a circa 7milioni e 800mila euro. Sono questi i dati relativi all'anno giudiziario 2015  forniti dal Procuratore regionale della Corte dei Conti, Tommaso Cottone, nella relazione di apertura della cerimonia di inaugurazione del nuovo anno giudiziario tenutasi ieri alla presenza del sindaco De Magistris, del presidente della Regione De Luca e dei responsabili degi uffici giudiziari. L'attività istruttoria e i processi celebrati dalla magistratura contabile hanno sollecitato l'avvio di un processo di riforma interno alle pubbliche amministrazioni volto a promuovere l'efficacia e l'efficienza dell'attività amministrativa attraverso un forte taglio degli sprechi, come spiega il Procuratore regionale Cottone che, nel corso del suo intervento, sottolinea: «La fabbrica delle nomine sta man mano scomparendo», sebbene restino sotto controllo altri settori che in passato hanno registrato diversi episodi di sperpero di demanio pubblico, come i Beni culturali e il patrimonio edilizio. Altro comparto su cui sono puntati gli occhi dei magistrati contabili è quello delle consulenze e degli incarichi esterni, da sempre teatro di una gestione tutt'altro che oculata delle risorse pubbliche: anche su questo fronte i dati resi pubblici sembrerebbero confermare una netta inversione di rotta. «Il numero degli incarichi dal 2011 al maggio 2015 da parte della Regione Campania è passato da 495 a 39 e la nuova Giunta - prosegue Cottone - ha manifestato l'intenzione di azzerarli: milioni di euro risparmiato». Grandi novità anche sul terreno delle partecipate regionali, drasticamente ridotte da 43 a 6, con tuttò ciò che comporta in termini di economia l'liminazione di 37 consigli di amministrazione con revisori e altri componenti,  un risparmio quantificato in una somma pari a 30 milioni di euro l'anno. Tutto ciò, secondo il procuratore Cottone, «pone fine al fenomeno del "nominificio"». © Riproduzione riservata