Venerdi 17 agosto 2018 09:31

Crisi Almaviva, chiude la sede di Napoli in via Brin. A rischio 850 posti di lavoro

06 ottobre 2016

NAPOLI - Non hanno fatto in tempo a tirare un sospiro di sollievo che già vedono di nuovo in pericolo il loro posto di lavoro. E' un futuro pieno di incertezze quello che attende i lavoratori del call center di Almaviva, che lo scorso 31 maggio erano riusciti ad ottenere dall'azienda la firma di un accordo con il governo e la Regione  per prolungare fino al prossimo novembre i contratti di solidarietà, scongiurando una vertenza di 3mila licenziamenti. L'intesa raggiunta al Mise prevedeva nello specifico l'applicazione di ammortizzatori sociali per 18 mesi, di cui i primi 6 di contratto di solidarietà e i successivi 12 di cassa integrazione, tuttavia a distanza di 5 mesi la società ha reso nota l'intenzione di procedere alla chiusura della sede napoletana di via Brin e alla conseguente messa in mobilità di ben 850 lavoratori.

Una decisione che ha colto di sorpresa dipendenti e rappresentanze sindacali, pronti alla mobilitazione, nonchè i rappresentanti delle istituzioni locali. Tra i primi a stigmatizzare la scelta dell'azienda di disattendere un accordo firmato solo pochi mesi fa l'assessore regionale con delega al Lavoro Sonia Palmeri, che ha bollato come «del tutto pretestuose» le motivazioni fornite dall'azienda e preannuncia un appello immediato al ministero dello Sviluppo Economico affinché venga riaperto un tavolo per comprendere le reali intenzioni dell'azienda. In favore degli 850 dipendenti si sono mobilitati anche movimenti e associazioni civiche e religiose, tra cui le Acli, che chiedono l'intervento del Cardinale Sepe, da sempre attento alle problematiche sociali del territorio.

Dal canto suo l'azienda ha chiarito che la decisione di procedere alla riduzione del personale è stata presa all'interno di un nuovo e più ampio piano di riorganizzazione aziendale. Il sito napoletano non sarà infatti l'unico a chiudere i battenti: un destino analogo incombe sui 1666 lavoratori della sede romana. «Contenimento dei costi, ottimizzazione del processo produttivo, efficientamento logistico e valorizzazione delle tecnologie proprietarie». Sono questi gli imperativi dell'azienda, che nella nota snocciola anche i dati relativi alle perdite medie mensili nelle due sedi di Napoli e Roma nel periodo successivo all'accordo di fine maggio, passività che ammontano ad 1,2 milioni di euro contro un ricavo mensile complessivo di 2,3 milioni.

 

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