Martedi 12 dicembre 2017 05:31

Saldi in Campania, male la prima settimana: le vendite calano del 10%

12 gennaio 2017



NAPOLI - Fanno storcere il naso i dati sulle vendite al dettaglio nella prima settimana di saldi. Stando a una serie di dati raccolti dalla Confesercenti Campania, rispetto al 2016 - già in calo rispetto al 2015 - le vendite hanno registrato un ulteriore ribasso del 10%.

Vincenzo Schiavo, presidente della Confesercenti Campania, ha commentato così questo crollo: «Il calo è evidente ed è dovuto a diversi fattori. Innanzitutto alle difficoltà economiche delle famiglie che hanno sempre minori possibilità di spesa. In secondo luogo il grande gelo che ha colpito l'Italia, Campania compresa, non ha incentivato i consumatori, inducendoli sempre di più a riversarsi nei centri commerciali industriali, con la conseguenza di un calo anche di più del 10% di presenze nei negozi sotto casa che sono in grave difficoltà».

Meglio, ma non troppo, i centri commerciali dunque. Complici il mal tempo e la morsa di gelo che stanno attanagliando la Campania negli ultimi giorni, a farne le spese sono sempre i piccoli commercianti.

Una situazione in calo, quella registrata dall'associazione campana, che affonda le radici in un più lungo articolato percorso, che negli ultimi cinque anni ha visto le oltre 500 mila aziende attive in Campania un calo di «1 miliardo e 230mila euro sul fatturato, a causa della più grave crisi economica degli ultimi 60 anni. In questo modo - ha spiegato Schiavo - è facile spiegare i motivi della chiusura di 16 esercizi commerciali al giorno, per una cifra di 6000 in un anno. Una crisi che questo inizio a rilento dei saldi amplifica, e che è dovuta anche alla crescita dei centri commerciali industriali, alla progressione dell’acquisto on-line tramite lo sviluppo dell’e-commerce».

La soluzione, secondo il presidente della Confesercenti, dunque si articola lungo tre nuclei fondamentali. In primo luogo, attraverso una «regolamentazione certa dei saldi, senza eccedere in promozioni o offerte, senza anticiparli senza autorizzazioni, altrimenti nessuno più acquista a prezzo pieno. Due volte l’anno credo che vada più che bene. In secondo luogo sono contrario alla liberalizzazione del commercio: il mercato esiste fin quando ci sono delle regole, senza di esse i deboli sono destinati a soccombere sempre. Insistiamo, infine, nel rilancio del negozio di quartiere, che porta anche benefici alla zona, visto che il pagamento delle tasse produce servizi per la comunità».

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