Giovedi 14 dicembre 2017 17:56

Lavoro, Campania maglia nera in Europa

15 settembre 2015



MILANO - Maglia nera per la regione Campania, fanalino di coda in Europa nelle classifiche riguardanti tasso di occupazione e Pil, secondo i dati resi pubblici dal Censis. Uno studio condotto dall'istituto di ricerca guidato da Giuseppe De Rita, che nella giornata di ieri ha presentato al Padiglione Italia dell'Expo un dossier sul "Futuro dei territori", colloca la Campania insieme alle altre tre Regioni meridionali agli ultimi posti della classifica continentale relativa ai tassi di occupazione.

Una posizione che risente in maniera particolare dei gravi problemi strutturali del nostro Paese, del tutto assente dalle prime venti posizioni della classifica, occupate da paesi quali Finlandia, Germania, Regno Unito e Svezia, gli unici a poter vantare un tasso di occupazione compreso tra il 76 e l'81,8%. Tra gli enti territoriali italiani, al primo posto troviamo la Provincia autonoma di Bolzano che, con un valore pari a 70,8%, si attesta sull'86esimo posto della graduatoria continentale, seguita di lì a poco dalla Regione Emilia Romagna e dalla Valle d'Aosta. Discorso a parte per le quattro realtà italiane del Sud, vale a dire Puglia, Calabria, Campania e Sicilia che, come si è detto, si collocano agli ultimi quattro posti della classifica, ben distaccate dai dipartimenti spagnoli di Ceuta e Melilla, dalla la francese Réunion e dalle stesse Regioni della Grecia e del Portogallo.

Altro dato negativo riguarda la netta decrescita del tasso di occupazione registrata in Italia negli anni 2009-2014, con la Campania che anche in questo caso conquista un triste primato, collocandosi tra le Regioni che hanno subìto maggiormente gli effetti della crisi economico-finanziaria sul mondo del lavoro, contrariamente alle prime venti aree europee, dove il tasso di occupazione ha registrato un lieve ma costante incremente, raggiungendo anche picchi del 6%. Non sembrano migliori i dati sul Pil procapite, che mostrano un notevole gap tra le Regioni settentrionali e il Meridione, dove i 16.800 euro della Campania, quartultima nella Penisola, si contrappongono ai circa 40.000 euro della Provincia autonoma di Bolzano, dove un cittadino puà vantare un Pil pari a circa due volte e mezzo quello di un cittadino campano.

«La questione meridionale — si legge nel dossier del Censis — ha tradizionalmente riassunto la questione delle diversità di sviluppo locale tra i territori nel nostro Paese; storicamente, sulla questione meridionale si è sviluppato un ampio e specifico dibattito sociopolitico e sono state attivate nel tempo soluzioni dai risultati controversi. L'emergere della questione settentrionale alla fine degli anni ottanta progressivamente l’attenzione al Meridione e alle sue criticità specifiche si è attenuata, sino a continuare a esistere solo nelle tematiche relative alla criminalità organizzata e in quelle tecnico-finanziarie relative al profluvio di sigle di fondi e programmi europei». Il ritardo accumulato dal Sud ha decretato nel tempo un'Italia a due velocità, come evidenzia il rapporto che, facendo riferimento alle principali variabili macroeconomiche di lungo periodo rileva «un progressivo ampliamento della forbice tra le performance del Sud e quelle del resto del Paese, a scapito, naturalmente, del Meridione».

© Riproduzione riservata