Lunedi 23 ottobre 2017 08:19

Giovani di Confindustria al Governo «Dov’è il master plan per il Sud?» Mattarella «Urgente colmare gap tra Nord e Sud»




CAPRI (NA) - «Dove è finito il master plan per il Sud annunciato ad agosto dal Governo?» E' quanto chiedono i Giovani di Confindustria, nel corso del convegno tenutosi oggi a Capri. «Ora sarebbe un insieme di misure che, in tutto, valgono 150 milioni quest'anno su una Finanziaria che vale quasi 30 miliardi». E «non ci sono» i crediti d'imposta per investimenti, ricerca, sviluppo. «Così è troppo poco, quasi inutile». «Nel tagliare le tasse - denunciano - la priorità dovrebbe essere  il lavoro e le aziende, invece il Governo ha deciso di alleggerire quelle su 45mila ville e castelli». «Servono coperture certe per una misura che non tocchi solo pmi o Mezzogiorno o che parta dal 2017 ma che riguardi tutte le imprese, da subito, e che valga 5 punti di Ires. Senza immigrati l'Italia - proseguono i giovani imprenditori di Confindustria- non ce la farebbe, così come non ce la farebbero le nostre aziende, i nostri conti pubblici e il nostro modello culturale fallirebbe». «Con regole certe per evitare abusi e favorire chi porta nel nostro Paese competenze e voglia di fare, possiamo dire che se l'Italia accoglie un rifugiato ogni mille persone, un terzo della Francia, un decimo della Svezia, è troppo poco. L'Italia guadagna quasi 4 miliardi netti dal fenomeno migratorio: è il valore dei contributi fiscali e previdenziali degli stranieri meno le spese di accoglienza e contrasto all'immigrazione clandestina. Troppo poco. Mentre l'Italia ha visto morire nelle sue acque 2.300 persone. Troppo! Anche una è troppo, ma 2.300 sono inaccettabili». «Noi imprenditori non ci stiamo a osservare la più grande tragedia umanitaria degli ultimi 50 anni, così come non ci stiamo a non fare niente». E gli imprenditori under 40 non ci stanno neanche al «malaffare sul malaffare». Come dichiarato da Marco Gay, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria «Le risorse confiscate alla mafia ammontano a circa 60 miliardi, praticamente due finanziarie, ma non sono una risorsa per il Paese, anzi sono un costo perché i beni non vengono reimmessi nel mercato finanziando le casse pubbliche, ma vengono gestiti a tempo indeterminato, con spese altissime e con procedure poco trasparenti». Gay chiarisce che «non ci riferiamo ai beni simbolo che devono restare patrimonio pubblico e memoria futura, come la casa di Riina, ma ai beni commerciali, mobili ed immobili, che potrebbero produrre lavoro e ricchezza per la comunità e che invece vengono fatti marcire». Un patrimonio non indifferente: «quasi 17mila immobili, fra appartamenti, alberghi e terreni agricoli, che potrebbero essere immediatamente rivenduti. Quasi 800 milioni di opere d'arte, lasciate ad ammuffire in qualche cantina. Quasi 2500 aziende, di cui ormai sono rimaste attive solo in 300, con 700 addetti e 92 milioni di euro di fatturato, perché passano mesi, anni prima che dal sequestro si passi alla confisca». In un messaggio al convegno dei Giovani di Confindustria del Capo dello Stato Sergio Mattarella ha poi stabilito «Urgente è allora colmare le distanze, vincere le differenze, evitare fratture insanabili. I segnali di ripresa e le migliorate prospettive di crescita per il nostro Paese devono coinvolgere il Sud del Paese». © Riproduzione riservata