Martedi 21 novembre 2017 01:45

Ripartono le pmi del Sud, Pan: «La crescita del Mezzogiorno è la crescita dell’Italia»
Redditività, fatturato e margini in aumento, debiti più sostenibili e investimenti crescenti, sono questi i dati che confermano il rafforzamento della ripartenza

28 marzo 2017



NAPOLI - Tornano a crescere le pmi nel Mezzogiorno e continueranno a farlo per i prossimi anni. Nel 2015, infatti, i dati positivi delle piccole e medie imprese del Sud Italia hanno fatto registrare passi in avanti, rispetto al 2014, migliorando i conti economici e gli indicatori di solidità. Redditività, fatturato e margini in aumento, debiti più sostenibili e investimenti crescenti: sono questi i dati che confermano il rafforzamento della ripartenza sebbene la distanza dai valori pre-crisi, per molti indicatori, resti maggiore di quella rilevata a livello nazionale.

Subisce, invece, un freno la "corsa" al fallimento. Al Sud sono state, infatti, 387 le imprese fallite, con una riduzione del 20,7% rispetto all'anno precedente, e 2.003 in Italia (-21,7%). E' quanto emerge dal rapporto Pmi Mezzogiorno 2017, presentato oggi a Napoli, all'Unione industriali, realizzato da Cerved e Confindustria, con la collaborazione di Srm-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno, condotto su 25mila piccole e medie imprese del Sud Italia (il 18% del totale delle pmi di capitali italiane).

Resta alta la voglia di fare impresa al Sud

I dati del rapporto certificano un apprezzabile miglioramento della fiducia nelle prospettive dell’economia meridionale: 18mila nuove imprese di capitali sono nate al Sud solo nei primi 6 mesi dell’anno, ma in gran parte si è trattato di piccolissime imprese, con meno di 5mila euro di capitale versato. La voglia di fare impresa, al Sud, resta dunque molto alta, ma le imprese nuove nate non hanno dimensioni tali da sostituire la capacità produttiva andata distrutta con la crisi. In tal modo si consolidano le caratteristiche tipiche del tessuto produttivo meridionale, e in particolare la sua frammentazione.

Per le circa 25mila imprese di capitali che rispettano i requisiti europei di pmi (10-250 dipendenti e fatturato compreso tra 2 e 50 milioni di euro) e che sono rimaste sul mercato dopo la crisi è cresciuto il fatturato (+3,9% tra il 2014 e il 2015) anche oltre la media nazionale, aumentato il valore aggiunto che supera per la prima volta i valori pre-crisi (+4,9%), sono tornati a crescere gli investimenti (7,4% in rapporto alle immobilizzazioni, contro il 5,1% dell’anno precedente e oltre il 7,2% del 2009) e i margini operativi lordi (+5,7%) che hanno proseguito la risalita dopo anni di difficoltà.

«Il Mezzogiorno ha un ruolo geopolitico di enorme importanza per l’Italia e per l'Europa»

«Siamo a un momento di svolta. Dalle piccole e medie imprese del Sud arrivano conferme di segnali positivi: finalmente c’è una ripartenza, una microfioritura che dobbiamo rafforzare con passi avanti decisi e strutturati». Lo ha sottolineato Stefan Pan, vicepresidente di Confindustria e presidente del Consiglio delle rappresentanze regionali e per le politiche di coesione territoriale di Confindustria, nel corso del suo intervento conclusivo. «Ci sono parecchie pmi che stanno andando bene, ma sono ancora troppo poche: il rischio è che diventino l’ultimo dei Mohicani. Vorrei ribaltare questo concetto, ragionare al contrario e pensare che queste pmi siano il primo dei Mohicani in un territorio, il nostro Sud, che ha grandi capacità inespresse. Dobbiamo togliere – prosegue Pan – le ingessature che frenano il dispiegarsi di queste potenzialità e ridare pieno slancio alla capacità produttiva del Mezzogiorno che ha un ruolo geopolitico di enorme importanza per l’Italia e per la stessa Europa. I presupposti per sprigionare la forza del Sud ci sono tutti serve la forza del "fare insieme", in un processo di crescita al quale dobbiamo partecipare tutti, perché la crescita del Sud è la crescita del Paese».

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