Lunedi 11 dicembre 2017 12:36

Nome in codice Caesar: le atrocità contro il popolo siriano in mostra al Castel dell’Ovo

16 dicembre 2016



NAPOLI - Caesar è uno pseudonimo, protegge l’identità di un ex fotografo della polizia militare siriana. Dal 2011 l'incarico di Caesar era di fotografare i corpi dei detenuti uccisi dalle torture nelle carceri del regime di Damasco. Una realtà così atroce e che molti ritengono così lontana è attualmente in mostra nella sala delle Terrazze di Castel dell'Ovo fino al 18 dicembre.

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1450291937152Caesar ha copiato per due anni le immagini su chiavette usb, nel 2013 ha disertato scappando in Occidente e portando alla luce del mondo occidentale le copie delle immagini scattate. La mostra "Nome in codice Caesar", con il patrocinio del Comune di Napoli e dell'Università L'Orientale, è promossa da Amnesty International, FNSI, Articolo 21, Focsiv (Volontari nel mondo) e il Coordinamento delle Università del Mediterraneo (Unimed). exhibit-2-460x264

 

L'esposizione è stata allestita in coincidenza con le denunce da parte dell'Onu per i "crimini" commessi dalle forze leali a Bashar al Assad entrate ad Aleppo Est. Cosa vuol dire? Aleppo è una città che si trova nella Siria settentrionale, è soprannominata La capitale del Nord ed è più popolosa di Damasco (capitale effettiva del paese). Patrimonio dell'umanità dell'Unesco dal 1986, oggi ad Aleppo ci sono "i ribelli" ed è considerata un covo di terroristi.

Nel 2011 in città è scoppiata una grande guerra civile. 301.781 morti tra marzo 2011 e settembre 2016. Una parte occidentale è controllata dal governo e una parte orientale controllata da quelli che vengono definiti ribelli, data la loro opposizione (in ogni caso violenta) al governo. Ciò ha provocato, e sta provocando per i pochi rimasti, la fuga di molti civili. La forza dei ribelli è considerata da Siria, Russia e Iran una comprensibile minaccia ma ciò ha fatto si che Damasco, Mosca e Teheran colpiscano la città con una violenza disumana, giudicata così dall'Onu e dai media che in tutti i modi continuano denunciare le barbarie in corso.5029siria_oppositori

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