Sabato 24 febbraio 2018 18:56
Diario Partenopeo

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Le 15 partite più traumatiche per i tifosi del Napoli




Tifare Napoli è la cosa più bella e complicata al tempo stesso. La fede azzurra è un legame di sangue che prescinde dalla categoria, è l'orgoglio di un popolo che gonfia il petto a difesa della sua identità e della sua cultura millenaria. Tifare Napoli significa aver goduto delle giocate di Sivori, Krol, Careca e Savoldi, significa aver visto il Dio del pallone giungere all'ombra del Vesuvio come un messia. Tifare Napoli significa avere marchiati nel cuore e sulla pelle gli anni degli scudetti e la magica notte di Stoccarda, ma anche – in tempi più recenti - quella Supercoppa sottratta all'ultimo respiro ai rivali di sempre nel deserto di Doha. Una passione infinita, che è però croce e delizia: tifare Napoli significa anche aver conosciuto l'onta del fallimento, l'umiliazione della terza serie e la polvere dei campi di periferia. Ma anche e soprattutto scudetti che sembravano già vinti e persi incredibilmente, partite dall'esito scontato il cui ricordo ancora oggi raggela il sangue. Quante notti insonni, quante domeniche maledette? Da Altafini Core ngrato al tracollo di Bilbao, abbiamo provato a stilare la classifica delle 15 partite più traumatiche per un tifoso del Napoli.

Napoli-Juventus 2-6, 15 dicembre 1974
E' il Napoli di Vinicio, calcio totale e tattica del fuorigioco. A detta di molti, la squadra più bella e spettacolare mai vista giocare. La rosa è di qualità, e gli azzurri, reduci dal terzo posto dell'anno precedente, aspirano apertamente allo scudetto. Tra le pretendenti al titolo c'è, come sempre, la Juventus. Il primo scontro diretto con i bianconeri è in programma al San Paolo il 15 dicembre, il Napoli si presenta all'appuntamento da imbattuta, ma la partita diventa ben presto un incubo. Gli azzurri, reduci dalle fatiche europee nel fango di Ostrava, affondano letteralmente sotto i colpi della Vecchia Signora, che si impone a Fuorigrotta con un tennistico 6-2.

Juventus-Napoli 2-1, 6 aprile 1975
Ancora la stagione 74/75, ancora la Juventus. Archiviata la batosta del San Paolo, il Napoli riprende la sua marcia. La squadra, forse per la prima volta, sembra davvero avere le carte in regola per vincere lo scudetto. L'ostacolo è rappresentato, manco a dirlo, dai bianconeri, che si presentano alla sfida di ritorno forti del vantaggio di due punti. La partita è un vero spareggio per il titolo, ma la squadra e una città intera credono all'impresa. L'esodo a Torino è impressionante, sono 20.000 i napoletani arrivati da ogni parte d'Italia sulle tribune del Comunale. E' una sfida epica, la più importante della storia azzurra fino a quel momento. Il primo tempo si conclude con i padroni di casa in vantaggio, poi Juliano la raddrizza con un bolide da fuori area. Ma all'88' l'ex Altafini, entrato in campo pochi minuti prima, piazza la zampata vincente e beffa Carmignani. Per la Juve è il mattone decisivo per la conquista del sedicesimo titolo, mentre da quel preciso momento l'attaccante argentino diventa per tutti i napoletani Core 'ngrato.

Anderlecht-Napoli 2-0, 20 aprile 1977
Conquistata la Coppa Italia l'anno prima, tocca al Napoli di Pesaola rappresentare l'Italia nell'edizione 1976/77 della Coppa delle Coppe. Il cammino europeo procede senza intoppi, gli azzurri si sbarazzano agevolmente del Bodo Glimt, dello Slask Wroclaw e dell'Apoel Nicosia. In semifinale c'è l'Anderlecht, detentore del titolo. Il Napoli si aggiudica la sfida di andata grazie a un gol di Bruscolotti a 8 minuti dalla fine. Il ritorno è in programma due settimane dopo allo stadio Emile Versè di Bruxelles, ma la partita si trasforma ben presto in un incubo. Protagonista assoluto il direttore di gara, il signor Bob Matthewson: falli invertiti, fuorigioco inventati e, soprattutto, un gol regolare inspiegabilmente annullato a Speggiorin dopo pochi minuti di gioco. Con la direzione di gara a senso unico, i padroni di casa hanno vita facile e si impongono per 2-0, guadagnandosi l'accesso alla finalissima di Amsterdam. A fine partita Pesaola scoppia in lacrime, il terzino azzurro Burnich si toglie la maglia lanciandola in faccia all'arbitro, sulla cui buona fede continua a pesare ancora oggi come un macigno la sua professione quantomeno singolare: Matthewson è infatti rappresentante in Inghilterra della birra Bellevue, di proprietà del presidente dell'Anderlecht e sponsor della squadra belga. Forse qualcosa di più di una semplice coincidenza.

Napoli-Perugia 0-1, 26 aprile 1981
A cinque giornate dalla fine il Napoli è primo in classifica a 35 punti, a pari merito con Juve e Roma. Una volata scudetto di altri tempi, e grazie al calendario sulla carta più agevole sono proprio gli azzurri di Rino Marchesi i favoriti per la vittoria finale. Il 26 aprile 1981 è di scena al San Paolo un derelitto Perugia, che con soli 13 punti è già matematicamente retrocesso. Sembra una sfida dall'esito scontato, sarà invece la partita più stregata che si ricordi: gli ospiti passano in vantaggio dopo appena un giro di lancette grazie a uno sfortunato autogol di Ferrario. Sugli 80.000 di Fuorigrotta cala il gelo, ma in fondo poco male: restano altri 89 minuti per rimettersi in corsa. A nulla, però, serviranno gli attacchi di Musella, Damiani e Pellegrini. Per tutta la gara gli attacchi del Napoli si infrangeranno ora contro l'arcigna difesa umbra, ora contro il palo e ora contro il portiere Malizia, che in quella piovosa domenica primaverile sfodera probabilmente la sua miglior prestazione in carriera e cancella con i suoi guantoni i sogni tricolore del popolo napoletano.
Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988
La parentesi più buia nel decennio più magico. Il Napoli si presenta ai nastri di partenza con il primo storico scudetto cucito sul petto e come naturale pretendente al titolo. La stagione inizia col botto: cinque vittorie nelle prime cinque, due sole sconfitte fino alla 25esima, la squadra mette le mani sul primo posto e non lo molla più. Il bis tricolore sembra cosa fatta, poi a metà girone di ritorno l’inspiegabile crollo. Alla terz’ultima al San Paolo arriva il Milan, secondo in classifica e staccato di appena un punto. Più che uno scontro diretto, è uno spareggio: chi vince, è praticamente campione d’Italia. Virdis gela i 90.000 e fa 0-1, Maradona su punizione rimette le cose a posto. E’ solo un’illusione: nella ripresa i rossoneri si portano sull’1-3, a nulla valgono il gol di Careca e gli assalti finali. Al Milan - uscito tra gli applausi del pubblico di Fuorigrotta – basteranno due pareggi nelle ultime due giornate per la conquista dell’undicesimo titolo, al Napoli resterà invece il rammarico di aver gettato alle ortiche uno scudetto che sembrava già vinto.
Napoli-Parma 1-0, 4 giugno 1995
All'ultima giornata, gli azzurri di Boskov sono ancora in corsa per il settimo posto, ultima piazza utile per la qualificazione in Europa. C'è però da battere il Parma, fresco vincitore della Coppa Uefa. L'impresa è ardua, ma il Napoli fa il suo dovere: basta un rigore di Agostini al 24' per piegare i ducali. Il guaio, però, è che un'altra partita, ancor più decisiva, si sta giocando a 800 km di distanza. Al Meazza è di scena l'Inter, in vantaggio di un punto e diretta concorrente nella corsa all'Europa. I nerazzurri se la vedono col Padova, in piena lotta salvezza. Al 20' i veneti fatto un regalo al Napoli e passano clamorosamente in vantaggio. Passano i minuti e i 70.000 del San Paolo inziano a crederci, neanche la notizia del pareggio di Orlandini scalfisce l'entusiasmo. Poi, quando mancano ormai pochissimi secondi alla realizzazione del sogno, la radiolina dà la più tremenda delle notizie: Marco Del Vecchio ha segnato al 90'. La vittoria al fotofinish dell'Inter sancisce il verdetto, gli azzurri sono fuori dalla Uefa.
Vicenza-Napoli 3-0, 29 maggio 1997
Il Napoli, con pochi soldi in cassa e ancora meno ambizioni, è ormai squadra destinata a vivacchiare a metà classifica. Quella stagione però gli azzurri vivono un sussulto, il canto del cigno prima di una drammatica retrocessione e del fallimento che arriverà di lì a qualche anno. Sotto la guida di Gigi Simoni il Napoli – che pure stenta in campionato – si fa sorprendentemente largo in Coppa Italia. Vengono eliminate in sequenza il Monza, il Pescara, la Lazio e la quotatissima Inter nella doppia, epica semifinale. In finale c’è il Vicenza. Con un gol di Pecchia gli azzurri si aggiudicano la partita di andata. Al ritorno basta un pari, l’impresa sembra alla portata. Ma quel 29 maggio è destinata a diventare un'altra pagina nera. I 90’ si concludono 1-0 per i padroni di casa, si va all’extratime. A due minuti dalla fine del secondo supplementare, quando i calci di rigore sembrano ormai dietro l’angolo, si materializza l’incubo: segna Rossi, è 2-0. Neanche il tempo di riprendersi dallo choc che Iannuzzi serve il colpo del k.o. E fa 3-0. Il Vicenza alza la coppa: la festa dei giocatori in maglia biancorossa resta probabilmente ancora oggi l’immagine più traumatica di un'intera generazione cresciuta nell’epoca post-maradoniana.
Parma-Napoli 3-1, 11 aprile 1998
14 punti, 24 sconfitte, 76 gol subiti, 4 cambi in panchina, ultimo posto in classifica: sono i numeri della stagione più drammatica del Calcio Napoli. Un tracollo senza appello, per certi versi inspiegabile. L'11 aprile 1998, quando la squadra scende in campo al Tardini di Parma, il destino è ormai chiaro da tempo. Il 3-1 inflitto dagli emiliani è solo la firma in calce alla sentenza, il suggello di una retrocessione già scritta, la fine di un lento e straziante countdown. Il Napoli dice addio alla serie A dopo 33 anni di militanza ininterrotta: l'immagine delle lacrime di Pino Taglialatela, consolato da Fabio Cannavaro, stringe ancora oggi il cuore dei tifosi napoletani.
Napoli-Cosenza 1-2, 6 settembre 1998
Persa la massima serie, il Napoli riparte dalla cadetteria con i migliori propositi. L'obiettivo dichiarato è, ovviamente, la promozione. In molti sono convinti che basterà scontare un anno di purgatorio per poi ritornare a calcare i prati dell'Olimpico e del Meazza. Una convinzione che si rafforza al decimo minuto della partita di esordio, in casa con il Cosenza: l'incornata vincente di Nielsen sembra il preludio a una goleada, l'inizio di una cavalcata trionfale. Con un 1-2 micidiale, però, i calabresi – con l'uomo in meno per oltre un'ora di gioco - strappano i tre punti a Fuorigrotta e riportano tutti sulla terra. Il San Paolo è espugnato alla prima partita, tanto basta per capire che la stagione sarà tutt'altro che una passeggiata.
Napoli-Reggina 1-1, 28 aprile 2002
Riconquistata e persa nuovamente la serie A, il Napoli ritenta la risalita con una rosa decisamente competitiva per la categoria. Nonostante i vari Stellone, Jankulovski, Luppi e Vidigal, gli azzurri guidati da Luigi De Canio non riescono mai ad andare oltre il quinto posto. Il calendario sembra però voler dare una mano alla squadra, e il 28 aprile mette il Napoli di fronte la Reggina, quarta in classifica con due punti in più. Agli azzurri serve una vittoria per scavalcare i calabresi ed entrare tra le prime quattro. In un San Paolo stracolmo, però, le cose vanno diversamente. La Reggina si porta in vantaggio con Savoldi, l'1-1 sul finire di tempo porta la firma di Vidigal. A quel punto è un assedio alla porta di Belardi, ma Rastelli si divora l’inverosimile. Niente da fare: sorpasso mancato e addio ai sogni di promozione.
Avellino-Napoli 2-1, 19 giugno 2005
Fallita la vecchia società, irrompe sulla scena Aurelio De Laurentiis. Il Napoli piomba per la prima volta nella sua storia in Serie C, la riconquista quantomeno della cadetteria è il minimo sindacale. Dopo un girone di andata a rilento, la squadra beneficia del cambio in panchina – Reja per Ventura – e degli innesti del mercato invernale, e guadagna posizioni, fino a raggiungere il terzo posto dietro l’Avellino e un imprendibile Rimini. Nella finale dei play off c’è proprio l’Avellino, per un derby all’ultimo sangue. 0-0 al San Paolo, si decide tutto al Partenio. La spuntano i padroni di casa: Biancolino e Moretti su rigore fanno 2-0, Capparella spreca tutto, Sosa accorcia ma è inutile. Una mazzata tremenda, che costringe il Napoli ancora a un altro anno nella polvere dei campi di periferia.
Juventus-Napoli 4-2, 11 agosto 2012
La finale di Supercoppa Italiana allo stadio Nazionale di Pechino è probabilmente tra le gare più avvelenate mai disputate dal Napoli. La partita è un’altalena di emozioni: al vantaggio partenopeo di Cavani risponde Asamoah. Pandev ristabilisce le distanze, Vidal su rigore fa 2-2. La finalissima è aperta a ogni risultato, fino all'entrata in scena dell’arbitro Mazzoleni: i rossi a Pandev (reo di aver proferito un’espressione ingiuriosa nei confronti del direttore di gara) e a Zuniga sono praticamente una condanna. Nei supplementari per la Juve è un gioco da ragazzi, la partita termina 4-2, tra l’esultanza dei bianconeri e con il Napoli che, in aperta polemica per le decisioni arbitrali, snobba la premiazione e resta negli spogliatoi.
Athletic Bilbao-Napoli 3-1, 27 agosto 2014
Forte del terzo posto raggiunto al termine della stagione precedente, il Napoli si gioca la partecipazione alla Champions League tentando l’accesso dall'ingresso secondario. Il destino mette di fronte alla squadra di Benitez l’ostico Athletic Bilbao. All’andata è un mezzo passo falso, con i baschi che strappano il pari al San Paolo, ma il tempo per rimediare c’è. Nell’inferno del San Mames, Hamsik apre le porte del paradiso, poi la difesa va completamente in tilt: i tre gol dei padroni di casa sono il frutto di tre inspiegabili e clamorose papere dell’intero reparto arretrato. Emblematica è l’immagine di Albiol e Maggio che si marcano praticamente da soli lasciando Aduriz libero di siglare il gol del pari.
Napoli-Dnipro 1-1, 7 maggio 2015
Persa la Champions, e con un rendimento troppo altalenante in campionato, il Napoli punta tutte le sue energie sull’Europa League. Superata – non senza qualche apprensione – la fase a gironi, gli azzurri si sbarazzano di Trabzonspor, Dinamo Mosca e Wolfsburg. In semifinale ci sono gli ucraini del Dnipro, l’ultimo ostacolo prima della finalissima di Varsavia. Il San Paolo sogna l’Europa: David Lopez inzucca di testa e regala il vantaggio ai suoi, Higuain spreca a più riprese il punto del possibile 2-0. A dieci minuti dalla fine si consuma il dramma: Seleznyov sigla il pari, in netta posizione di fuorigioco. Se ne accorgono tutti, tranne il signor Mohen. Il gravissimo errore di valutazione è la pietra tombale alle ambizioni del Napoli, fermato, come nel ’77, ancora una volta a un passo dalla finale, ancora una volta da un’assurda decisione arbitrale.
Napoli-Lazio 2-4, 31 maggio 2015
Ma le sofferenze per i tifosi non sono ancora finite quella stagione. Nonostante un campionato al di sotto delle aspettative, un'incredibile e fortunata serie di coincidenze concede agli azzurri ancora una chanche di qualificazione in Champions. Lazio terza a 66, Napoli quarto a 63. E all’ultima giornata mette Hamsik e compagni se la vedranno proprio con i biancocelesti, già battuti all’andata all’Olimpico. C’è quindi il vantaggio negli scontri diretti, ma serve una vittoria. I gol di Parolo e Candreva prefigurano l’ennesima serata maledetta, nella ripresa si sveglia però Higuain, che nel giro di dieci minuti ristabilisce il pari. Al 75‘ la possibile svolta: fallo in area su Maggio, è rigore. Sembra il copione di un film: sul dischetto si presenta proprio il Pipita, sono solo 11 i metri che separano il Napoli dal lieto fine. Ma l'argentino calcia malamente e manda il pallone in curva. Dal possibile sorpasso al tracollo: passa la Lazio, gli azzurri scivolano al quinto posto, superati anche dalla Fiorentina.