Giovedi 17 agosto 2017 17:33
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Settembre 1976, la Festa de L’Unità a Napoli. Folla oceanica per Berlinguer




Sono passati quattro decenni. Eppure il tempo trascorso pare molto di più. Tanto è cambiato dal settembre del 1976, quando Napoli ospitò la 'Festa de L'Unità' alla Mostra d'Oltremare. Fu un evento storico per la città, arrivato pochi mesi dopo l'elezione a sindaco di Maurizio Valenzi, che portò il Pci e le sinistre a governo di Napoli. Era la prima volta che la festa scendeva al di sotto del Garigliano per portare a nella capitale del Mezzogiorno un evento che mobilitò migliaia di persone. Erano i tempi dell'Italsider, dell'Alfasud, della Sofer, dei cantieri, dell'aristocrazia operaia, delle contestazioni, del contrabbando di sigarette e delle prime guerre di camorra. Una Napoli diversa, che sognava la metropolitana, la risposta all'emergenza abitativa e la bonifica sanitaria. Furono di giorni di politica e cultura, con Fuorigrotta che divenne un luogo di aggregazione in cui si fusero le speranze di giovani e militanti, uniti dal sogno di un'Italia più giusta.

All'interno della Mostra d'Oltremare furono allestiti gli stand che ospitavano testimonianze delle varie repubbliche comuniste dell'epoca. Ci fu anche uno spazio dedicato all'Olp palestinese. L'Arena Flegrea e il Teatro Mediterraneo ospitarono cantanti e artisti di rilievo internazionale. Nel corso del festival si esibirono gli Inti Illimani, autori di un memorabile concerto, la Nuova Compagnia di Canto Popolare e i Popularia, che poi diventeranno l'Orchestra italiana. L'evento culturale di maggiore significato fu 'Natale in casa Cupiello', con Edoardo De Filippo, accolto dagli applausi a scena aperta delle centinaia di spettatori del Mediterraneo.

La Festa de l'Unità del 1976 fu anche occasione di confronto politico sui temi del Mezzogiorno, della disoccupazione, dell'emarginazione sociale. Fare il festival al Napoli aveva un significato particolare. Voleva dire portare sotto i riflettori una città afflitta da mille problemi, che veniva dall'epidemia di colera del 1973. Il comizio conclusivo fu tenuto da Enrico Berlinguer. Il giorno in cui il segretario del Pci fece il suo discorso, Fuorigrotta si paralizzò. Centinaia di migliaia di persone, un vero tappeto di teste, si accalcò sotto al palco per ascoltare le parole del leader dei comunisti in Italia. Quando Berlinguer salì sul palco, dalla folla si alzò il grido 'Enrico, Enrico', a testimonianza dell'enorme affetto nei suoi confronti.

Berlinguer incentrò il suo discorso sulla città di Napoli, «ignorata, nonostante il potenziale». «Un luogo dalle tante risorse, culturali e scientifiche» che, secondo il segretario del Pci, «aveva appena dimostrato al mondo cosa avrebbe potuto dare all'Italia, se solo gli fosse stata concessa una possibilità. Concluse con una frase iconica, che aveva un significato profondo in quel contesto: «E adesso andiamo a lavorare».

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