Domenica 19 novembre 2017 16:50
Diario Partenopeo

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Obesità infantile, è emergenza in Campania




NAPOLI - Sono allarmanti i dati raccolti in un'indagine dei Ministeri della Salute e dell'Istruzione sull'obesità infantile in Campania, relativi al 2014 e discussi questa mattina alla seconda giornata dell'iniziativa "Alfa Omega", il primo convegno nazionale sulla prevenzione ospitato da Città della Scienza. Il 6% dei bambini campani di età compresa fra gli 8 e i 9 anni soffre di obesità, dei quali 23.059 sono gravi, mentre 82.080 risultano affetti dalla malattia in uno stato non avanzato e 103.841 risultano in sovrappeso. Silvia Savastano, titolare della cattedra in endocrinologia alla Federico II di Napoli, ha spiegato quali sono i risvolti logici di una mancata cura della patologia nei confronti dei minori «Un bambino obeso ha un’alta probabilità di diventare un adulto obeso, con tutti i connotati patologici che lo accompagneranno per tutta la vita. La Campania ha la maglia nera dell’obesità infantile e per invertire la rotta è necessario partire dall’informazione, che veda insieme la scuola, i genitori, le istituzioni» Tragiche risultano anche l'attenzione prestata dai genitori agli stili di vita dei propri figli: solo il 29% delle madri di bambini obesi o in sovrappeso è realmente convinta che il figlio mangi troppo, mentre solo 41% delle madri di bambini che conducono uno stile di vita più sedentario ammette che il proprio figlio svolge poca attività fisica. Ma non finisce qui, stando ad uno studio del centro nazionale di epidemologia, l'obesità ha una certa dipendenza anche da fattori quali istruzione e situazione economica. Il 21,7% di bambini affetti da obesità o è in sovrappeso appartiene a famiglie in cui il livello di istruzione è pressoché inesistente o fermo alle elementari, mentre il 19,9% versa in condizioni economiche difficoltose. Dati, tra l'altro, che si sposano bene con quelli divulgati nell'ultimo anno da Save the Children e che riguardano la tragedia dell'istruzione infantile in Campania, specchio di una situazione più generale che dovrebbe far, quantomeno, riflettere. «La divulgazione in campo medico – ha concluso la Savastano – è il passaporto per mettere in moto un circuito virtuoso che aiuti la nostra popolazione di bambini e di adolescenti a invertitre una rotta sbagliata. Le iniziative della Settimana della Prevenzione servono proprio ad avvicinare i ragazzi, ma anche i genitori, a riscoprire un corretto stile di vita». ©Riproduzione riservata