Mercoledi 13 dicembre 2017 02:48
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Ladislao I d’Angiò, il Re che voleva unire l’Italia con Napoli Capitale




Quando nel 1860 Giuseppe Garibaldi si avvicinò alle coste siciliane di Marsala battendo bandiera inglese il destino dello stivale d'Europa cambiò radicalmente. Non tutti sanno però che centinaia di anni prima un giovanissimo Re di Napoli, Ladislao d'Angiò-Durazzo (Napoli, 11 luglio 1376 – Napoli, 6 agosto 1414)pensò di unire proprio sotto la corona di Napoli l'attuale territorio italiano. Ladislao, alla morte del padre Carlo III, divenne Re all'età di dieci anni e già da quel momento iniziò la sua bellicosa vita. Approfittando della giovane età del monarca, Luigi II d'Angiò, con l'appoggio della parte francese della famiglia, spodestò formalmente Ladislao che dovette aspettare i ventitré anni per riappropriarsi del trono, domando le insidie interne che avevano portato il cugino d'Oltralpe a impossessarsi della sua corona.

Da quel momento, il giovane d'Angiò si dedicò all'ambiziosa idea di unire la penisola italiana sotto lo stemma angioino e del gonfalone albanese. Ladislao era un Re spregiudicato, avanzò verso Nord conquistando prima lo Stato Pontificio, dirigendosi poi verso i comuni toscani che lasciarono da parte le reciproche ostilità per unirsi contro la minaccia napoletana. Mentre Ladislao procedeva nella sua campagna di conquista, alleandosi con la Repubblica di Genova, i suoi progetti furono frenati dalla caduta delle sue legioni poste a difesa di Roma da parte della Lega Toscana che nel frattempo aveva richiamato in Italia Luigi II (perchè?).

Il giovane Re di Napoli non si perse d'animo e, dopo aver firmato una frettolosa pace con la Lega capeggiata da Firenze e Siena, si diresse a Roma dove sconfisse l'esercito del cugino francese che fu costretto a fuggire, rinunciando all'idea di riappropriarsi del trono angioino d'Italia dopo essere stato richiamato in Italia dal neoeletto Papa Alessandro V. Quando, ormai, la sua seconda campagna d'Italia stava per concludersi in maniera trionfale Ladislao fu costretto al ritorno a Napoli a causa di una malattia che lo stroncò nel 1414.

Tuttavia la sua morte ha sempre destato molti dubbi e, tra le varie leggende, quella più famosa è legata ad un avvelenamento ordito da un medico fiorentino che non esitò a intingere le labbra intime della sua giovane figlia, di cui il condottiero napoletano si era invaghito, con un potente veleno. Nonostante la sua breve vita il Re napoletano fallì di poco quello che sarebbe riuscito quattro secoli dopo ai Savoia ma la sua fama di condottiero romano resta incisa in modo indelebile sul suo monumento funerario nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara: Ladislao I di Napoli Lux Italum (la luce degli italici).

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