Giovedi 23 novembre 2017 14:09
Diario Partenopeo

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La Tarantina. Dolce vita e mito del femminiello più famoso di Napoli




Quanto vale una vita? Quanto le esperienze che regala a chi la vive. Quella di Carmelo Cosma, in base a questo assunto, vale una fortuna. Classe 1936, originario di Avetrana, in Puglia, è diventato celebre grazie ad una storia personale che rappresenta uno dei capitoli di quel romanzo che è il secondo dopoguerra in Italia. La Tarantina, il femminiello più famoso di Napoli, vive nel cuore dei Quartieri Spagnoli, con il suo carico di avventure e la saggezza di chi le ha viste tutte. È in città da più di settanta anni. Ci arrivò nel 1945 quando, a soli 9 anni, fu ripudiata dalla famiglia. L'interessamento per un uomo più grande fu un'onta troppo forte in un'epoca ancora imbevuta di ipocrisie e banalità.

A Napoli la Tarantina cresce presto. Madre Partenope sa accogliere, e senza giudicare. Trova lavoro come domestica in cambio di vitto e alloggio in una casa chiusa a Chiaia. Si prostituisce a sua volta prima di subire il richiamo di Roma e della Dolce vita. Quando arriva nella Capitale, inizia a vestirsi da donna. È nei pruriginosi salotti di via Vittorio Veneto che nasce il suo mito. È la Roma dei kolossal, del fermento culturale, del boom economico. Piazza Barberini e via Sistina pullulano di starlette, attori e artisti. È la Roma degli eccessi, degli scandali, dei fotografi dei rotocalchi che non credono ai propri occhi mentre imprimono sulle pellicole Kodak immagini che diventeranno leggenda. C'è voglia di infrangere i tabù, di rompere la catene di morale bigotta e retrograda. La Tarantina si sente a casa. Sembra un mondo creato su misura per il suo essere.

Conosce Laura Betti, migliore amica di Pasolini, e con lei vive le notti sfrenate della Roma che entra nei favolosi anni sessanta. Stringe amicizia con Novella Parigini, la scandalosa pittrice esistenzialista, che la rende modella, dipingendola con gli occhi di gatta nel suo studio di via Margutta. Frequenta i salotti buoni, conosce Goffredo Parise, Fellini, Moravia e lo stesso Pasolini. Né omosessuale né trans, non sogna di operarsi ma assume ormoni. «Andavo alle Belle Arti di Roma per gli studenti, sempre nuda; ho fatto una vita favolosa - racconta in occasione della consegna del premio Coccinella -. Questi personaggi che io ho conosciuto non sapevo chi erano; penso che loro mi frequentassero per studiarmi. Io l’ho capito dopo, però. Spogliandomi a Via Veneto, vicino a Villa Borghese, misero l’articolo sul giornale con la mia foto: non l’avessi mai fatto! La polizia mi dava la caccia e così mi dissi: “mo’ me n’aggia i’ a Napule”».

La Tarantina oramai ha 32 anni, è il 1968. La Dolce vita sta finendo, sono gli anni della contestazione studentesca. Il mondo sta cambiando, rincorrendo un nuovo modo di rinnovarsi. La sua vita ricomincia da Napoli, dal posto del mondo che per primo l'aveva accolta. Chiude con quel capitolo e ne comincia uno nuovo. Animo nobile e gentile, sempre a disposizione del prossimo. Accoglie chi è in difficoltà nella sua casa, consiglia e aiuta. Guadagna tanto, ma tanto spende. E non sempre per sé.  Perché, afferma in un'intervista a Repubblica, «Napoli è questa, ‘a verità: niente abbiamo ma molto regaliamo». Umanità del Sud che trova nei Quartieri Spagnoli la propria sublimazione. Oggi, a 78 anni, la Tarantina è ancora lì, in vico Lungo Gelso. Non è difficile incontrarla a prima sera, lungo via Toledo, a braccetto con qualche amica. Non ama la nuova etimologia dell'omosessualità. Lgbt, gay, transessuale non sono termini che fanno per lei. Ancora oggi preferisce il termine "femmené", «che avvolge di calore umano, e non di distacco». Come un abbraccio.

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