Venerdi 20 ottobre 2017 09:09
Diario Partenopeo

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Storia e mito di Via Toledo, la strada partenopea che «non si distingueva da Broadway»




Quando Don Pedro Alvarez de Toledo, Vicerè spagnolo e Marchese di Villafranca, affidò agli architetti regi Giovanni Benincasa e Ferdinando Manlio la progettazione di un'ampia arteria stradale che ripercorresse le vecchie mura di cinta di epoca aragonese forse non pensava di inaugurare nel 1536 una strada che sarebbe poi entrata nella storia della città nei secoli seguenti. Il progetto del Vicerè prevedeva il collegamento tra l'attuale piazza Dante, all'epoca Largo di Mercato, con il quartiere di Chiaja. Tra gli intenti del di Don Pedro c'era anche quello di nascondere il famoso chiavicone, una fogna a cielo aperto che convogliava verso il mare le acque reflue che provenivano dalla collina del Vomero. Si creò così un percorso di 1200 metri che con il passare degli anni divenne fulcro della vita commerciale e culturale di Napoli.

Tappa fissa del Grand Tour, viaggio culturale che i ricchi rampolli delle famiglie francesi usavano intraprendere in Europa per accrescere il loro bagaglio culturale, artistico e politico, Via Toledo fu più volte citata da grandi scrittori ed artisti. J. G. Francis affermo: «Passate per Via Toledo, la più bella via di tutto il continente, e vi farete un’idea dell’importanza del commercio nei paesi del sole». «Quasi non riesco a distinguerla da Broadway» scrisse invece Herman Melville, americano e autore del celebre Moby Dick, nella poesia "Napoli al tempo di Bomba". Il fascino della via napoletana colpì anche lo scrittore russo Pavel Pavlovic Muratov. «Il napoletano vive soltanto quando prova piacere. A Toledo - evidenziò Muratov - è riunito tutto quello che gli piace nel mondo. E nessun altro essere umano ama il mondo di un amore così forte, tenace e animalesco». Ma la citazione storica più celebre, dedicata a via Toledo è senz'altro quella di Marie-Henri Beyle, noto come Stendhal, che -  lasciando la città partenopea - commentò: «Parto. Non dimenticherò né la via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell'universo». Via Toledo negli anni si trasformò senza però perdere il suo fascino fino a quando, nel 1870 l'allora sindaco Paolo Emilio Imbriani in un impeto di nazionalismo post breccia di Porta Pia, decise di cancellare 334 anni di storia, e mutare il nome in via Roma in onore della neoannessa capitale.

La decisione non mancò di creare un forte malcontento nell'opinione pubblica tanto che si formò un comitato pro-Toledo con a capo lo storico Bartolomeo Capasso che si scagliò con decisione contro la scelta del primo cittadino nonostante fosse un aperto sostenitore della missione garibaldina e dell'unità italiana. L'aggiunta di "già via Toledo"alle targhe stradali non placò il rifiuto morale dei napoletani e tra i vicoli dei quartieri iniziò a riecheggiare un'irriverente strofetta: "Un detto antico, e proverbio si noma, dice: tutte le vie menano a Roma; Imbriani, la tua molto diversa, non mena a Roma ma mena ad Aversa". Per la cronaca ad Aversa era presente all'epoca la Real Casa dei Matti, prima struttura manicomiale d'Italia. Nonostante il cambio di denominazione, la strada non perse di fascino durante gli anni della Belle Epoque e del Novecento, restando la strada dello "Struscio". Fu in quel periodo che i fratelli Lumiere, nel film Naples del 1898, non si lasciarono sfuggire l'occasione di immortalare via Roma ed altre zone caratteristiche di Napoli.

Solo nel 1980 via Roma ritornò ad essere la celebre via Toledo per decisione della Giunta Valenzi. Tanto è cambiato da quel 1536, dalla presenza della Galleria Umberto alla sede del Banco di Napoli, dai palazzi storici al restyling bassoliniano ma Via Toledo resta sempre il cuore pulsante di Napoli.

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