Venerdi 18 agosto 2017 22:13
Diario Partenopeo

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Le 10 cose che esauriscono un napoletano a Natale




Natale si avvicina, gente. E con esso una serie di tradizioni, usanze e riti che spesso si traducono in nervosismo, incomprensioni e crisi. Napoli a Natale è bellissima, ma nasconde tanti piccoli buchi neri che possono fagocitare il malcapitato di turno, minandone la stabilità nervosa. Diciamoci la verità, uscire vivi dalle festività non è sempre una passeggiata. Dopotutto l'adagio «Votta a passà 'sti feste» è nato proprio da queste parti. Per salvarvi da eventuali stati di crisi, improvvise trasformazioni in Grinch e sfoghi nervosi sulla pelle, meglio raccogliere le 10 cose che esauriscono un napoletano a Natale. Se le conosci, magari le eviti.

Il tentativo di parcheggio al Vomero

Si, lo so. Una passeggiata in via Luca Giordano e via Scarlatti per cercare i regali è un passo imprescindibile nelle giornate precedenti il Natale. Ma andarci in auto è pura follia. L'esaurimento si compie in tre passi: illusione, realizzazione, degenero. Tutto inizia con «la metto un po' fuori mano, magari vicino al Collana». Poi si passa alla fase della realizzazione. Iniziano i giri. Tanti. Troppi. Più di Nico Rosberg a Silverstone. Via Rossini, via Caldieri, via Altamura, piazza Medaglie d'Oro, Antignano, via Kerbaker. Nel frattempo è già il 4 gennaio. Ah c'è un posto sulle strisce in piazza degli Artisti. Quasi quasi. Multa assicurata.

La fidanzata che vuole vedere le luci a Salerno

«Amore, c'è già andata *nome sua amica che odi*, quest'anno sono bellissime». Tu non ci vuoi andare, ma ha da farti perdonare 248 sabati in cui siete rimasti a casa perché giocava il Napoli. Non ti puoi tirare indietro. Vorresti, ma proprio non puoi. Sulle luci di Salerno ci si giocano i rapporti e la tranquillità dell'anno successivo. Alla fine cedi. E, con lo stesso atteggiamento di Giovanardi ad un rave, ti avvii a prenderla. Tutto bene fino a Salerno. Poi lì iniziano i selfie. Uno, due, cinquantasei, trecentoquarantotto. Quasi quasi era meglio se vi lasciavate.

Il fidanzato che non vuole vedere le luci a Salerno

«Amore dai, sempre le stesse cose. Il parcheggio è una lotteria, poi ogni anno le stesse luci. Oramai si è fatto antico questo fatto». Ma tu ci vuoi andare, anche perché lui ha da farsi perdonare 248 sabati, vabbè ci siamo capiti. Difendi le luci di Salerno con più motivazione di De Luca, ma lui non molla. Cincischia, si perde tra condizionali e congiuntivi. Accampa la scusa del parcheggio. Maledetto. Metti il muso, lui sbuffa. Ti è già passata una voglia, ma oramai è una questione di principio. Ore di discussioni. Ah, ti stanno chiamando a tavola. È pronto il cenone.

Il giro al centro commerciale

Reggia o Campania per i più pigri, Valmontone per i tipi in cerca di emozioni forti. L'escursione al centro commerciale è d'obbligo. Solitamente si va in coppia, con l'idea di concludere la pratica dei regali in un solo pomeriggio. «Ce la possiamo fare» è il grido di battaglia. Ma il naufragio è dietro l'angolo. Lei perde di vista l'obiettivo. Inizia a provarsi i completini da Yamamay, complice la solita commessa che, qualsiasi cosa indossi le dice «sta benissimo». Lui inizia a fare i conti con i prezzi outlet che non sono quelli di Resina. «Ottanta euro un maglione in saldi?» «Ma questo è un Marlboro Uomo!» «No, lasci perdere allora. Papà ha smesso da poco».

L'ingrediente mancante dell'ultima ora

Ore 19,49. 24 dicembre. Una voce scuote il silenzio. Tutto sembrava andare per il meglio, ora la situazione sembra improvvisamente disperata. È come quando il Napoli è in vantaggio e prende goal a cinque minuti dalla fine. Potrebbe ancora finire bene, ma molto probabilmente finirà male. Manca un ingrediente. Magari un ingrediente stupido ma che negli intendimenti di chi cucina è indispensabile quanto un posto auto di proprietà. Hai dieci minuti per vestirti, scendere, trovare l'ultimo disadattato aperto e portare la missione a termine. Il game over non è concesso. Pena l'esclusione dall'asse ereditario e la revoca del cognome.

Il capitone

Passano gli anni, ma lui è sempre lì. Il capitone fritto, vera vittima del Natale. Quando il disagio da cenone ha raggiunto il punto massimo, devi sentirti pure in colpa. Perché, alla fine, a lui è andata peggio che a tutti. Ucciso e poi fritto per non essere mangiato da nessuno. Riappare magicamente alle 15,40 del pranzo del 25, più rinsecchito di Fassino. Solito giro della tavola con rientro in cucina, il suo Natale è tutto lì. È il momento di dire basta. Free capitone.

I parenti a tavola

«Ti sei fidanzato?» «Ti sei fidanzata?» «Quando vi sposate?» «Hai finito gli esami?» «Quando ti laurei?» «Hai trovato lavoro?». La domanda, quella subdola, sarà rivolta dalla zia proprio nel momento in cui l'ultimo vermicello a vongole sta compiendo il suo viaggio nell'esofago. Con una puntualità che neanche la Cumana (scherzo), partirà un interrogatorio degno di "Un giorno in Pretura". Recenti studi stimano che la percentuale di omicidi dei parenti di secondo grado aumenti del 98% in occasione dei pranzi di Natale. La dinamica del delitto è quasi sempre la stessa: lapidazione con i roccocò.

I giochi di Natale

Si, vabbè, la tombola. Non ha mai fatto male a nessuno. È un gioco innocente, senza risvolti diabolici. Anche l'asso che fugge non ha risvolti drammatici. Al massimo rovina qualche amicizia a causa della regola del non parlare con i morti, ma il 2 gennaio è già tutto dimenticato. Il vero mostro del Natale è lui, il maledetto. Il mercante in fiera. Quattordicesime spese per comprare il lattante. Aste all'ultimo sangue per accaparrarsi la paradisea. Cosa diamine è una paradisea? Chi ne ha mai vista una? Chi ha mai sentito qualcuno dire «Gennà, vire comme è bella chesta paradisea»? Però nel frattempo è già uscita. Ops, sei fuori.

«Che fai a capodanno?»

È la vera domanda da brividi delle festività natalizie. Altro che l'interrogatorio della zia a tavola. Cosa fare a capodanno? Casa? Discoteca? Roccaraso? Legione straniera? Lancio nello spazio? Tutti iniziano ad organizzarsi, e il tempo stringe. Le congetture continuano fino all'ultimo minuto quando, a meno di miracoli, viene presa la scelta peggiore. Il tutto si conclude alle 7,15 del 1 gennaio, in piazza Medaglie d'Oro, con un cornetto tra le mani e la promessa «l'anno prossimo prenotiamo un viaggio». A Lourdes.

I magnum che esplodono alle 8 di mattina

Che bello il Natale. I bambini non vanno a scuola. E hanno quindi il tempo di acquistare miniciccioli da far esplodere a sproposito in ogni dove e a qualunque orario. Dal 27 dicembre al 2 gennaio è una sinfonia senza soluzione di continuità. Si inizia già dalle otto di mattina. Pah. Sveglia. Non fa niente che è domenica. Pah. Pah. Tante piccole ed innocue esplosioni che invadono pacificamente le trombe di Eustachio. A quel punto non si dorme più. Poi ci sono i grandi, quelli che sparano i botti pericolosi. Su di loro, no comment. I bambini, perlomeno, sono bambini.

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