Sabato 21 ottobre 2017 06:37
Diario Partenopeo

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Napoli patria del DNA, ecco la vera storia




Era il 25 aprile 1953 quando, sulla rivista scientifica Nature, comparve un articolo, firmato da Francis Crick e James Watson, che comunicava la scoperta del DNA. La notizia cambiò per sempre le basi della Biologia e permise l'inizio di numerose ricerche che ancora oggi ci consentono di sperare, tra l'altro, nella guarigione di diverse malattie genetiche. Quello che non tutti sanno, però, è che l'idea per gli studi di Watson sull'acido deossiribonucleico nacque proprio nella città partenopea. Lo stesso scienzato riporta, infatti, nel suo libro La doppia elica: «Wilkins era stato il primo a suscitare in me l'interesse per la diffrazione ai raggi X applicata allo studio del DNA.

Eravamo a Napoli, dove si teneva un piccolo congresso sulle strutture delle grandi molecole trovate nelle cellule viventi.» L'incontro tra i due avvenne nella primavera del 1951, alla stazione zoologica di Napoli Anton Dohrn. Watson, poco più che ventenne, era arrivato a Napoli grazie ad una borsa di studio. Sebbene la permanenza durò solo pochi mesi, la città gli rimase nel cuore e infatti, quando 58 anni dopo tornò nel capoluogo campano per una lezione nell’Aula Magna dell’Università Federico II, ammise in un’intervista: «Non voglio farla grossa, ma la scoper­ta del DNA è iniziata all’ombra del Golfo e l’ho raccontato nel libro La doppia elica. Napoli, quindi, è stato un luogo fondamentale per me».

Ricordava i napoletani come persone simpatiche, le prime a considerarlo una mente brillante, dandogli la fiducia necessaria a intraprendere i faticosi studi che lo coinvolsero successivamente. Nella biblioteca della stazione zoologica, situata nella Villa Comunale, un giovane Maurice Wilkins, assistito da Rosalind Franklin, allora tirocinante, illustrava i primi dati ottenuti dalla diffrazione a raggi X del DNA. Fu una vera e propria folgorazione. L’idea di usare quelle immagini e quella tecnica per risalire alla struttura della molecola spinsero il giovane ad approfondire la ricerca. Giunto, pochi mesi dopo, al Cavendish Laboratory dell'Università di Cambridge, Watson conobbe Crick. Numerosi sono gli aneddoti riportati durante i due anni di studi.

Da quelli più seri come i dissapori con la Franklin, ritenuta da alcuni la vera scopritrice della struttura del DNA grazie alla famosa foto 51, da lei scattata, in cui per la prima volta viene raffigurata in forma nitida la molecola, a quelli più comici come l’utilizzo di costruzioni per bambini per immaginare la struttura in forma tridimensionale. La fatica spesa, le notti insonni, i diversi dissapori e anche qualche insuccesso ripagarono gli studiosi. Dopo due anni, i risultati ottenuti in collaborazione con Wilkins, portarono i tre alla vittoria, nel 1962, del Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia per le scoperte ottenute sulla struttura del DNA.

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