Mercoledi 20 settembre 2017 11:25
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Istruzione, dati allarmanti in Campania: un ragazzo su quattro non sa leggere




NAPOLI - È stato pubblicato oggi il rapporto stilato da Save The Children su "Scuola e povertà in Campania". Secondo i dati raccolti dall'organizzazione, la situazione sfiorerebbe il limite della tragedia: un adolescente su tre presenta carenze nei fondamenti di matematica, mentre uno su quattro non sa leggere. Non finisce qui, i numeri scandalosi del rapporto riguardano anche le infrastrutture: il 72% degli studenti di 15 anni d'età frequenta scuole non adeguate agli standard fissati per favorire l'insegnamente, mentre il 3% dei bambin va al nido. Valerio Neri, direttore generale di Save the Children, fa notare come il fenomeno della povertà educativa riguardi i minori appartenenti a quelle «fasce di popolazione più disagiate, non dimentichiamo che in Campania un minore su 5 vive in condizioni di povertà estrema, e aggrava e consolida, come in un circolo vizioso, le condizioni di svantaggio e di impoverimento già presenti nel nucleo familiare» «Più di un quindicenne su tre, dunque, è sotto la soglia minima di competenze in matematica e uno su quattro in lettura - si legge nel rapporto - percentuale che fra gli adolescenti del Sud che vivono in famiglie più svantaggiate raggiunge rispettivamente il 44,2% e il 34,5%: povertà economica e povertà educativa infatti si alimentano reciprocamente e si trasmettono di generazione in generazione. Inoltre in Campania, solo il 3% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare al nido o usufruire di servizi integrativi, l’89% delle classi della scuola primaria non offre il tempo pieno e il l’84% dei minori non accede ad una serie di attività ricreative, sportive, formative e culturali. In particolare, il 66,7% dei minori tra 6 e 17 anni non ha letto neanche un libro nell’anno precedente, l’80% non ha visitato un sito archeologico e il 75,6% un museo, il 70,6% non ha svolto alcuna attività sportiva» Per ovviare a ciò nel rapporto "Illuminiamo il futuro 2030 - Obiettivi per liberare i bambini dalla Povertà Educativa", sono stati fissati tre traguardi da raggiungere entro i prossimi 15 anni. Sono già tredici, intanto, i "punti luce" che Save the Children ha aperto in tutti i territori ritenuti a rischio in Italia, due dei quali solo a Napoli, nella Sanità e a Barra, grazie al cui operato sono stati coinvolti circa 400 adolescenti in attività culturali, sportive, creative e ludiche. Il programma per combattere la povertà educativa entro il 2030 prevede tre punti: 1. Tutti i minori devono poter apprendere, sperimentare, sviluppare capacità, talenti e aspirazioni; 2. Tutti i minori devono poter avere accesso all’offerta educativa di qualità; 3. Eliminare la povertà minorile per favorire la crescita educativa. Gli standard sono stati redatti sul modello degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibili promulgati dalle Nazioni Unite. Andando nello specifico, Save the Children ha scoperto che al sud le ragazze che non possiedono i fondamenti basilari di matematica sono il 32% - contro il 16% delle coetanee del nord - mentre i maschietti arrivano al 28% - contro il 14% registrato nel settentrione. Una parte di questa povertà educativa, dipende anche dallo status di appartenenza a famiglie migranti: il 54% dei figli di migranti di prima generazione che vivono al sud è definito "cognitivamente povero", rispetto alle percentuali di centro e nord-Italia che si aggirano sul 37 e il 40%. Il direttore dei programmi Italia - Europa di Save the Children, Raffaela Milano, ha spiegato che «La povertà educativa non può essere un destino ineluttabile» e «determinato dalla loro provenienza sociale, geografica o di genere». «Le enormi diseguaglianze vanno superate attivando subito un piano di contrasto alla povertà minorile e potenziando l’offerta di servizi educativi di qualità - ha continuato Milano -  Serve però uno sforzo comune e coordinato da parte delle istituzioni ad ogni livello e delle stesse comunità locali e l’impegno per sconfiggere la povertà educativa deve diventare prioritario nella agenda del Governo». Infatti, lo studio condotto da Stc dimostra come possa esser d'aiuto la scuola dell'infanzia, puntualizzando su come i ragazzi provenienti da famiglie meno abbienti ma che, tuttavia, hanno frequentato le scuole dell'infanzia, abbiano sviluppato maggiori skills in matematica e in lettura. Non solo, ma l'offerta della qualità è direttamente proporzionale anche rispetto alla garanzia del tempo pieno o del servizio di mensa, assenti in circa la metà della scuole in Campania. Anche internet gioca un ruolo fondamentale: il 45% degli alunni che frequentano scuole con una connessione internet carente, presenta problemi in matematica, il 41%, nelle stesse condizioni, in lettura. Numeri che hanno un ribassamento (rispettivamente 43 e 28%) in scuole con una buona connessione alla rete. In tutta la Campania sono il 27% delle scuole ad avere aule non connesse ad internet. Scadente risulta anche il servizio per le attività extra-didattiche - sportive, ricreative, culturali etc. L'84% delle scuole frequentate dai ragazzi di età media di 15 anni non offre tali percorsi extra-curriculari, con evidenti ripercussioni sulla qualità del rendimento - tenendo conto che, spesso, il non poter svolgere attività sportive è anche legato a motivazioni economiche: il 52% dei ragazzi che non fanno sport hanno problemi in matematica, e il 43% in lettura, mentre il restante 35 e 29% che pratica regolarmente sport e attività ricreative, non presenta tali carenze. Infine, Save the Children ha dimostrato che la lettura è un fattore altrettanto decisivo: il 48% dei ragazzi che vivono in case con meno di dieci libri non raggiunge i livelli minimi in matematica e il 42% in lettura; dati che si dimezzano (26 e 22%) se si prendono in considerazione famiglie con più di 25 libri; mentre quelli che vivono in abitazioni con un numero di libri che va dagli 11 ai 25 superano, per la maggior parte, le soglie minime di competenze nella lettura. ©Riproduzione riservata