Venerdi 18 agosto 2017 16:37
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Il Camposanto delle Fontanelle, il ponte tra Napoli e il mondo dei morti




In uno dei quartieri più antichi di Napoli, il Rione Sanità, sorge indisturbato il cimitero più famoso della città: il Camposanto delle Fontanelle. Così chiamato a causa della presenza in passato di numerosi fonti d'acqua, il cimitero è un luogo di fondamentale importanza per i cittadini, soprattutto quelli della vecchissima generazione, in quanto rappresenta in pieno il singolare e unico rapporto dei napoletani con la morte a l'aldilà. Qui il sacro e il profano si incontrano e si fondono prendendo forma nel radicato culto delle anime pezzentelle.

La nascita delle "Fontanelle"

Il Cimitero delle Fontanelle sorge ai piedi della collina di Capodimonte, in quella che fino al XVI secolo era una cava ricavata dall'estrapolazione del tufo, utilizzato per la costruzione degli edifici. Fino a quel momento, infatti, vigeva in città il culto di seppellire i defunti all'interno delle chiese. Non risulta però difficile immaginare che lo spazio non bastasse per tutti i morti e così, molto spesso, capitava che i salmatari disseppellissero i cadaveri più vecchi per stiparli all'interno delle cave. L'anno in cui la Cava delle Fontanelle diventa il Cimitero delle Fontanelle è il 1654, quando la peste si abbatté sulla città decimando la popolazione.
A quel punto risultò impossibile dare degna sepoltura a tutti i corpi che furono così ammassati nei 3.000 mq all'interno della collina. Si stima che all'epoca morirono circa 250.000 persone alle quali si aggiunsero in seguito i colpiti dalle carestie, terremoti e dal colera nel 1836. Leggenda vuole che al suo interno si trovino infatti circa otto milioni di ossa e, sebbene attualmente se ne contino 40.000, si ritiene che la maggior parte siano nascoste nel sottosuolo, in una fossa profonda circa 4 metri.
Un luogo così caotico e decisamente inquietante rimase abbandonato all'incuria del tempo fino al 1872, anno in cui Don Gaetano Barbati, con l'aiuto del Cardinale Sisto Riario Sforza e dalle popolane, riaprì le porte del cimitero riordinando tutte le ossa e disponendole così come ancora oggi possiamo vederle.

L'inizio del mito

anime-pezzentellePerché, dunque, un cimitero, seppur così particolare, è diventato rappresentativo del culto dei morti per i napoletani? È presto detto. Dall'intervento di Don Gaetano Barbati, il Camposanto delle Fontanelle divenne nuovamente accessibile al pubblico che presto sviluppò il particolare rito delle anime pezzentelle. Ognuno sceglieva il proprio teschio, detto capuzzella, instaurando con esso un rapporto di favori reciproci. Il fedele si preoccupava di pulirlo, offrirgli acqua e cibo e in cambio chiedeva delle grazie. Queste potevano essere della più svariata natura: un posto di lavoro, sognare i numeri a lotto, guarire dalle malattie o trovare il grande amore. Se l'anima del purgatorio realizzava la richiesta a quel punto il fedele gli offriva una nicchia singola, lo scarabattolo, dandogli nuova dignità.
Anche in questo caso lo scarabattolo poteva essere fatto di diversi materiali, a seconda delle disponibilità economiche e infatti ancora oggi se ne vedono alcuni di marmo, altri di legno e alcuni addirittura ricavati dalle scatole di latta dei biscotti. Le anime pezzentelle divennero così un ponte tra l'aldilà e la terra, un mezzo di comunicazione tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti.

L'avversione della Chiesa

Il culto delle anime pezzentelle però non era visto di buon occhio dalla Chiesa che lo riteneva eretico e pagano, pertanto il 29 luglio 1969 il Tribunale ecclesiastico per la causa dei santi emanò un decreto che proibì la pratica del culto all'intera popolazione. In effetti non servì a molto e nemmeno la predica del parroco della chiesa delle Fontanelle Don Vincenzo Scancamerra, supportato dal cardinale Corrano Ursi fece desistere i napoletani dal continuare ad adottare le capuzzelle.
La situazione scemò però con il passare del tempo e il cambio generazionale, vedendo di volta in volta un sempre minore numero di giovani praticare il culto. Il Camposanto delle Fontanelle cadde così nuovamente in uno stato di abbandono fino al 2010, quando l'Amministrazione Comunale lo riaprì al pubblico facendolo rientrare anche nei siti aderenti al Maggio dei Monumenti. Da allora chi si addentra nel cimitero può ammirare non solo una parte significativa della storia e della tradizione napoletana, ma anche alcune delle leggende più inquietanti. Diversi sono infatti i teschi che godono di una fama personale.
Tra questi spiccano quello di Filippo Carafa Conte di Cerreto dei Duchi di Maddaloni, morto il 17 luglio 1797 e di Donna Margherita Petrucci nata Azzoni morta il 5 ottobre 1795 a causa di uno gnocco. Questi sono gli unici due identificati e conservati per intero in una teca di vetro completamente vestiti. Il teschio di Donna Margherita ha ancora la bocca spalancata indicando la causa della morte per strangolamento.

La leggenda del Capitano

Una leggenda molto suggestiva riguarda invece Il Capitano. Una prima versione racconta di una giovane futura sposa estremamente devota al teschio. Il fidanzato, contrariato dalle numerose attenzioni riservate alla capuzzella, in preda alla gelosia conficcò un bastone di bambù nell'occhio del teschio e pavoneggiandosi del suo gesto invitò il Capitano al loro matrimonio. Il giorno delle nozze si presentò un ospite sconosciuto, completamente vestito di nero e con il volto coperto. Gli sposi chiesero a lui di identificarsi e così l'uomo spostò il cappuccio rivelando l'occhio accecato. Tale fu lo spavento che i giovani morirono sul colpo.
La seconda versione è quella più famosa e racconta di un camorrista che usava il camposanto come luogo di incontro con le sue amanti. Numerosi furono i richiami da parte di una voce sconosciuta che però non spaventò il giovane delinquente e che anzi rispose invitando l'anonimo in persona alle sue future nozze. Il grande giorno giunse dopo diversi anni portando il camorrista a dimenticare l'invito. Un ospite vestito di nero chiese agli sposi di essere ricevuto in una camera attigua alla sala da ricevimento dove tese loro le mani e al contatto diretto li uccise all'istante.

Il culto di Donna Concetta

cimitero_fontanelle_3Suggestivo è il caso di Donna Concetta, la capa che suda. Questo teschio è molto particolare in quanto risulta essere l'unico estremamente lucido e umido a differenza di tutti gli altri ricoperti di polvere. Si dice infatti che il teschio di Donna Concetta sudi a causa dello sforzo impiegato dall'anima nell'esaudire tutte le grazie. In realtà è facile pensare che la lucidatura sia un'effetto dell'umidità del luogo scavato nella roccia eppure resta comunque impressionante il fatto che si concentri particolarmente su un unico teschio dando così origine alla credenza popolare.
Donna Concetta diventa quindi una delle capuzzelle preferite a cui chiedere grazie, semplicemente toccandola e verificando se anche la mano si bagna con il suo sudore. Il Cimitero delle Fontanelle risulta quindi uno dei luoghi più caratteristici di tutta la città. Numerose sono le associazioni turistiche napoletane che realizzano visite guidate alla scoperta dei tantissimi segreti racchiusi nel luogo che ha dato origine al culto dei morti. Qui la morte non rappresenta la fine della vita, ma una prosecuzione atta a soddisfare il benessere di chi resta sulla terra realizzando sogni e desideri e regalando continue speranze a chi si affida all'aldilà.

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