Giovedi 21 settembre 2017 00:03
Diario Partenopeo

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Gomorra-La serie, stagione 2: la terza e la quarta puntata viste da noi




Seconda stagione di Gomorra, serata numero due. Attesa meno spasmodica di martedì scorso, soliti appelli su facebook al non spoiler e ottimi affari in settimana per i venditori di macchinette tagliacapelli, necessarie per emulare le acconciature dei protagonisti. Si ricomincia, dunque. Tutti pronti sul divano, con l'Hd di ordinanza per godersi lo spettacolo. TERZA PUNTATA - Puntata un po' lenta, salvata dal colpaccio di scena finale e dallo splatter. L'inizio serve solo a far capire allo spettatore che Salvatore Conte (chiamato da tutti 'Don' nonostante abbia un'età in cui se ti danno del 'signore' ti sale il crimine, anche se sei incensurato) non è stato colpito dalla crisi: accetta con indifferenza l'invito a fare da padrino ad un battezzando senza pensare a quanto costi una catenina d'oro di questi tempi. Ha anche trovato l'amore, una trans che canta in una specie di ristorante per matrimoni. La scena in cui apprendiamo di tale innamoramento è fantastica: Conte entra in una casa dove tutti cantano e ballano su una canzone neomelodica, mentre un corpulento giovine propone Mojito a sproposito. Ci fosse stato anche un pulcinella con le nacchere sarebbe stata completa. A parte qualche cliché evitabile, è molto intrigante l'evoluzione della trama legata alla neonata alleanza. Come in uno stallo alla messicana, ognuno aspetta l'errore dell'altro per agire. Il primo ad uscire fuori dalle righe è Conte che non prende bene lo sfottò alla sua partner da parte di un suo compare e, durante la sua festa di compleanno, gli piazza un coltello in una mano. Il tipo caccia un assolo alla Claudio Villa (ridicolizzando la compagna di Conte anche sul piano canoro) mentre Ciro, in disparte, si gode l'assist. Ora può convincere l'accoltellato, mezzo monco, a passare dalla sua parte e tendere un agguato a Conte. Quest'ultimo, nel frattempo, se la fa anche a Maiori, dove ha trasferito la madre solo per il gusto di farsi tutto il traffico da Castellammare in poi ogni volta che vuole andarla a trovare. L'occasione per farlo fuori è proprio durante una processione nel paesino della costiera dove il narcotrafficante col codino, che è tornato alla sigaretta certificando la morte della moda della sigaretta elettronica, si veste da membro del Ku Klux Klan per fare il 'vattiente'. Ciro, il monco, l'amico del monco e Conte si ritrovano in sagrestia. La situazione sembra mettersi male per l'Immortale visto che il tipo con la mano offesa aveva edotto Conte delle trame ai sui danni. Di Marzio (non Gianluca, è Sky Atlantic, mica Sky Sport) vede la morte in faccia ma il monco, con un repentino cambio di obiettivo, taglia la gola proprio a Salvatore Conte che muore dopo aver cacciato una quantità di sangue che neanche nei poliziotteschi anni '70, QUARTA PUNTATA -  «Una notizia un po' originale non ha bisogno di alcun giornale, come una freccia dall'arco scocca vola veloce di bocca in bocca». Come cantava De André, le voci corrono. E la morte di Salvatore Conte arriva alle orecchie di Don Pietro Savastano che nel frattempo ha trovato alloggio nel Parco Saraceno al Villaggio Coppola. E' l'occasione giusta per il vecchio boss per tornare a Scampia: con il bailamme che c'è, pensa Don Pietro (che può chiamarsi Don perché ha i capelli bianchi), ci sono ottime possibilità di ritornare in auge. Serve però un atto che destabilizzi la nuova alleanza. Entra in gioco Patrizia (interpretata da un'ottima Cristiana Dell'Anna), bella e giovane nipote di Malammore, luogotenente dei Savastano. La ragazza conosce bene Chanel che, quando non indossa una specie di Pisolone dell'Uomo tigre, va a fare shopping con la fidanzata dei figlio carcerato nella boutique dove lavora. Rivela così che la donna, oltre che la passione per le borse della Trudi, è anche una grande giocatrice di carte. Indica la bisca ed il gioco è fatto: Chanel è ripulita in una rapina dinanzi al tavolo verde. Non solo, gli soffiano anche una partita di droga, tanto per farle drizzare definitivamente i peli di leopardo sulla felpa. Dietro il tutto, ovviamente, ci sono i Savastano. A proposito, Don Pietro torna in città. Gli viene imbandita una stanza blindata in una casa 'insospettabile' e sarà Patrizia a prendersi cura di lui e portargli le informazioni. Per arrivare al nascondiglio viene portato a Ponticelli (?!), immesso nei cunicoli sotterranei, e condotto fino a Scampia. 15 km a piedi, tutti sottoterra, in pochi minuti. E' la Caporetto del progetto della metropolitana: sarebbe bastato un tappeto mobile e saremmo schizzati tutti da un lato all'altro della città. I primi tempi, come in ogni amicizia che si rispetti, i rapporti tra Don Pietro e Patrizia sono un po' turbolenti. Lui è molto freddo e scostante ma lei ci mette del suo servendo degli scialatielli al sugo. Savastano senior, giustamente, fa notare che la morte dello scialatiello è con i frutti di mare. Però alla fine la invita a mangiare con lui e tutto è bene quel che finisce bene. Finisce meno bene l'autore della rapina a Chanel che viene intercettato dagli uomini della camorrista grazie alle rivelazioni del 'parulano' (che in italiano è il fruttivendolo). La gola profonda ha 12 anni e non sembra avere meriti ortofrutticoli che giustifichino il suo nome ma si becca comunque la promessa di un bel regalo da Chanel. Tornando all'autore della rapina, viene salvato da Ciro proprio mentre la 'Pasionaria' dell'alleanza lo stava dando alle fiamme per lavare ad alta temperatura l'onta subita. L'intervento dell'Immortale, però, è provvidenziale. Il rapinatore rivela in cambio della vita i suoi mandanti e Ciro, oramai più saggio di diplomatico ottantenne, decide di voler trattare con i Savastano. Ma vuole farlo solo con Genny. La puntata, a conti fatti, è interlocutoria; serve a riportare i Savastano a Napoli e ad introdurre la nuova protagonista. Come dite? La parte in cui Patrizia si brucia il tatuaggio con un cucchiaio? No, non lo so, stavo pulendo gli occhiali in quel momento. © Riproduzione riservata