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Bennato: «Sogno che i giovani non lascino Napoli, ma restiamo pronti a salpare»




"Pronti a salpare" è uscito a ottobre dopo cinque lunghi anni di silenzio musicale. Un disco in cui Edoardo Bennato racconta il mondo attuale e cosa è cambiato nei quattro decenni della sua straordinaria carriera. 14 tracce, un disco composto quasi esclusivamente da inediti, fatta eccezione per "Povero amore", "La mia città" e "Zero in condotta". Un lavoro in cui il cantautore partenopeo parla di amore, speranze, politica e della sua Napoli. Argomenti visti tramite i suoi occhi, e raccontati alla sua maniera. Il disco – che arriva a cinque anni da Le vie del rock sono infinite – contiene tutti gli ingredienti dei lavori musicali “alla Bennato”: c’è la chitarra, il blues, il rock, e ci sono gli anni '80. C’è l’artista che mai abbiamo dimenticato, ma che tanto ci era mancato.

Bennato è reduce dalla partecipazione alla sesta edizione della Leopolda. Una presenza che ha fatto scalpore. Qualche fan si è sentito tradito ma l’artista ha fatto immediatamente chiarezza, rivendicando la sortita fiorentina come una provocazione, di quelle tipiche del suo genere. Del nuovo disco e della Leopolda, meglio parlarne direttamente con lui.

Il primo singolo estratto dal suo ultimo album è “Io vorrei che per te” in cui torna il tema già affrontato in “L'Isola che non c'è”. Cosa è cambiato rispetto all'epoca in cui cantava in “Sono solo canzonette”?

«E' cambiato tutto. Sono passati 30 anni da allora, all'epoca “L'Isola che non c'è” era solo un'utopia. Ora dobbiamo fare in modo che quella stessa utopia si realizzi e diventi realtà. E' una necessità.»

Pronti a salpare” fa riferimento non solo agli immigrati ma anche a noi occidentali e alla necessità di partire verso una nuova libertà. Crede davvero che la situazione sia così grave anche per noi?

«Certo che lo è. Dobbiamo essere pronti a salpare in qualsiasi momento. E' un invito più per noi occidentali che per gli immigrati. Loro hanno già il coraggio di partire.»

Con il brano “Al gran ballo della Leopolda” racconta, in maniera molto ironica, la trattiva con Civati per decidere chi dei due avrebbe dovuto partecipare al convegno politico del PD. Alla fine ha capito chi dei due sia il vero Matteo?

«No, non l'ho ancora capito. Scherzi a parte, il brano è effettivamente ironico e provocatorio.»

E ha già raccontato le sue impressioni a Civati?

«No, non ancora. Ci siamo sentiti ma non gli ho parlato della Leopolda.»

Nel brano “A Napoli 55 è ‘a musica” racconta di quando si è dovuto trasferire a Milano per realizzare il suo sogno di diventare musicista. Crede che ora la situazione a Napoli sia cambiata e ci sia una maggiore possibilità per i giovani di costruire qui il loro futuro?

«Le cose non sono cambiate molto. Non ci sono possibilità migliori, ma dobbiamo provare ad avere maggiori speranze che la situazione possa mutare.»

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