Giovedi 27 aprile 2017 01:21
Diario Partenopeo

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Il progetto alternativo dello stadio San Paolo per Italia ’90




Sono passati quasi 30 anni dai mondiali di Italia '90. L'eredità delle "Notti magiche", oltre ad una serie di opere pubbliche, sono gli stadi. In tanti, troppi, casi le ristrutturazioni degli impianti esistenti si sono trasformate in pozzi senza fondo capaci di fagocitare miliardi di lire di denaro pubblico. Italia '90 fu il canto del cigno della prima Repubblica, una rassegna con lunghi strascichi giudiziari per storie di tangenti, appalti truccati e incidenti sul lavoro. Lo Stadio San Paolo di Napoli è l'impianto che più ha patito gli effetti della corsa all'oro di politici e amministratori tra il 1986 e il 1990. La struttura originaria fu stravolta con lo stadio che fu inglobato in una gabbia di ferraglia. Il costo del ferro, infatti, avrebbe fatto lievitare i guadagni, trasformando la ristrutturazione in una macchina da soldi. La copertura sostenuta dall'armatura non ha mai assolto il suo compito con i poveri tifosi che, in caso di pioggia, vengono ugualmente colpiti dalle gocce.

Le immagini del progetto di Armando Balducci(Abarchitecture.it)
Il destino del San Paolo, però sarebbe potuto essere diverso. Nel 1987 la Società Impianti Industriali, una delle aziende intenzionate a partecipare all'appalto per la ristrutturazione del catino di Fuorigrotta, si affidò all'architetto Armando Balducci per stilare un progetto. Balducci decise di tenere la capienza a 80mila spettatori. L'unica grande novità sarebbe stato un terzo anello sopraelevato che avrebbe permesso di mantenere una capienza così ampia nonostante l'installazione dei seggiolini che avrebbero sostituito il travertino. Il San Paolo, in tal modo, sarebbe rimasto lo stadio "del Sole", illuminato nei giorni di bel tempo. Anche l'area di piazzale Tecchio sarebbe rimasta la stessa, senza gli odiosi manufatti che l'hanno stravolta. Chi doveva decidere fece altre scelte ma, a distanza di trenta anni, restano i disegni di un progetto che sarebbe stato meno invasivo e, forse, più utile.

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